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Il piano B di Chivu

Stefano Olivari
Pubblicato il 25 febbraio 2026, 10:24
L'Inter è uscita malissimo dalla Champions League. Non perché siano mancate le occasioni da gol, soprattutto a San Siro, contro un Bodø/Glimt giustamente blindato, ma perché fin dall'inizio della stagione la Champions è stata il piano B di una squadra in piena transizione, con diversi giocatori (Barella, Thuram, anche Calhanoglu che comunque non c'era o Frattesi sempre in sospeso) che Marotta non è riuscito a cedere al momento giusto e diverse costose scommesse (Luis Henrique, Diouf, Bonny, lo stesso Sucic) ancora da vincere, anzi alcune già perse.
Nonostante tutti questi problemi, il sottovalutato (anche da noi, per le sole 13 panchine in Serie A) Chivu ha aggiustato uno spogliatoio diviso e tirato fuori una stagione enorme, che probabilmente si chiuderà con lo scudetto meno preventivabile di quelli di Conte e Inzaghi, di sicuro con giocatori quasi tutti (tranne Dimarco) lontani dal loro top, e fra questi cdi mettiamo anche Bastoni che ben prima delle recenti polemiche aveva perso qualche colpo. Ma la Champions è un'altra cosa, e l'Inter che arrivava da due finali nelle precedenti tre edizioni lo sa bene: se vai in Norvegia cambiando 5 titolari rispetto alla partita con la Juventus il messaggio che lanci è chiaro. Da qui a dire che i neroazzurri si siano fatti eliminare apposta, al di là dell'offesa a un Bodø/Glimt che veniva dalle vittoria contro Manchester City e Atletico Madrid e da due stagioni di altissimo livello in Europa, ce ne passa.
Uscendo ai sedicesimi l'Inter ha perso tantissimo: soldi (come minimo 30 milioni), immagine internazionale, un gettone per vincere la Champions che vale sempre la pensa di usare, a maggior ragione quando in campionato si hanno 10 punti sulla seconda. Viene da dire che al vituperato Simone Inzaghi l'anno scorso sia mancato soprattutto questo: uno scudetto tranquillo per preparare senza ansia la finale dopo le imprese con Bayern e Barcellona. Nella prima situazione europea da dentro-fuori Chivu in una partita da 30 tiri a 7 e senza Lautaro Martinez è stato tradito non tanto dall'errore di Akanji, spiegabile anche con la testa quasi rotta, ma dalla solita leziosità di Thuram, in Champions quasi mai decisivo, da un Barella lontanissimo dagli standard europei dell'anno scorso, dall'ideologia diffusa che in fondo passare uno o più turni di Champions non serva, se poi non la vinci, oltretutto stancandoti e ragalando lo scudetto ad altri. Un ragionamento da bar, quello della bacheca, che è costato tante critiche a Inzaghi, un ragionamento che però fa presa anche su molti addetti ai lavori. Chivu ci riproverà l'anno prossimo, con un'altra Inter. Forse non più forte, perché questa è adesso come adesso la migliore squadra d'Italia, ma con più fame.
stefano@indiscreto.net
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