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Gli ottavi di Percassi

Stefano Olivari
Pubblicato il 26 febbraio 2026, 10:35
Grazie a una partita straordinaria, centrata dal primo minuto al novantottesimo, quello del rigore di Samardzic, e molto fisica (quasi il doppio dei falli rispetto al Borussia Dortmund) l’Atalanta di Palladino è rimasta l’unica italiana in corsa in Champions League. Con la prospettiva di un ottavo di finale di enorme fascino, contro Arsenal o Bayern Monaco, cioè le squadre che stanno dominando Péremier League e Bundesliga. A proposito: l’ottimo Borussia di Kovac, anche ieri pericoloso in più occasioni, è tranquillo secondo in Bundesliga dietro al Bayern e quindi usando lo stesso metro dei cantori del declino si dovrebbe dire che la settima della Serie A è meglio della seconda tedesca, quindi da copiare sarebbe il modello italiano. Ovviamente non è così, ogni squadra ha una storia e quella dell’Atalanta è la storia di un club che dopo tanti anni al vertice italiano ed europeo continua ad avere un monte ingaggi medio-basso, sui 60 milioni a stagione, nella stessa zona di Fiorentina, Torino e Bologna, cedendo a caro prezzo gli scontenti (Lookman l’ultimo esempio) e inserendo i nuovi in un nucleo collaudato, tagliando in tempi brevi chi non funziona in panchina (Juric) o in campo. Con tutto il rispetto per chi fa il mercato, Sartori fino al 2022 e poi D’Amico, Antonio Percassi capisce di calcio più di quasi tutti i dirigenti italiani, l'Atalanta in questo senso non ha segreti e non è un miracolo: se la posto di una figura unica (quanti grandi imprenditori hanno giocato in Serie A? Risposta esatta: solo lui) come Percassi mettessimo un incompetente o un presunos-Moneyball l'Atalanta sarebbe in Serie B. Discorsi generali che scompaiono di fronte a una notte degna di quella di Dublino.
Ritorno di intensità memorabile ma uscita di scena per la Juventus, che aveva bisogno di una partita pazza come il ritorno con il Galatasaray per darsi una scossa e chiudere bene la stagione, a partire dalla partita con la Roma di domenica sera. In 10 contro 11 per 85 minuti, dopo l’assurda espulsione di Kelly (c’è un complotto anche in Europa o Pinheiro è scarso?), la squadra di Spalletti, in quel momento sul'1-0, ha tirato fuori una prestazione che va al di là del cuore, con Locatelli, nettamente il miglior bianconero di stagione, McKennie, Yildiz e anche un Koopmeiners convincente in posizioni diverse. La squadra di Okan Buruk non ci ha capito niente, fino a quando il gol di Osimhen le ha ridato la qualificazione e la tranquillità: notte da cui Spalletti, mai a suo agio nelle partite senza domani, esce ingigantito anche se non ancora confermato per la prossima stagione. Al di là di mezza rosa improponibile con la maglia della Juventus, cosa che non dipende da lui, è difficile che possa proseguire senza il quarto posto da Champions. Anche se poi chi esce dalla massima competizione europea, secondo noi mondiale, dopo un nanosecondo dice “Testa al campionato” spiegando, o più spesso facendo spiegare, che uno scudetto o addirittura un quarto posto in patria valgono più che fare strada in Europa.
Al di là del passaggio del turno, in Premier League per caratteristiche fisiche e tecniche l’Atalanta starebbe benissimo. In ogni caso la Premier League con il Newcastle ha portato 6 squadre su 6 agli ottavi di Champions, con lo stesso Newcastle che in campionato sta andando malino e il Tottenham malissimo. Non è strampalato pensare che se non ci fossero limiti per nazione anche le versioni attuali di Aston Villa e Manchester United sarebbero agli ottavi, ma è inutile proseguire il confronto con quella che è la vera Superlega e che infatti ha ucciso alla nascita la Superlega di Perez e Agnelli. L’Italia è salvata dalla specificità del calcio, che consente a un’Inter quasi uguale a quella di adesso di andare in finale di Champions o alla settima di della Serie A di giocarsi gli ottavi senza partire battuta. Per fare del vero e sano disfattismo aspettiamo almeno la terza esclusione di fila dal Mondiale.
stefano@indiscreto.net
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