Formula zero

Como-Inter in maschera, la cena Totti-Gasperini e il Mondiale delle donne
Formula zero
© Inter via Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 4 marzo 2026, 10:59

Como e Inter hanno rimandato a fine aprile la partita per la qualificazione alla finale di Coppa Italia, in una non partita che per l’ennesima volta fa riflettere sull’assurdo format che impone l’andata e ritorno soltanto in semifinale, non prima e non dopo. Se la Coppa Italia fosse l’obbiettivo numero uno della stagione potrebbe anche funzionare, ma ormai non lo è nemmeno per il Como e quindi figurarsi per l’Inter. Un po’ più di pepe dovrebbe esserci in Lazio-Atalanta, ma rimanendo su Como-Inter si può dire che la squadra di Chivu abbia raddoppiato lo schema di Bodø: in Champions i titolari diversi rispetto alla partita di campionato di pochi giorni prima erano stati cinque, al Sinigaglia addirittura dieci con Frattesi seconda punta per non rischiare di perdere un altro attaccante oltre a Lautaro Martinez., visto che nemmeno Bonny sta bene. E sarà difficile vedere nel derby di domenica sera più di due dei titolari della Coppa Italia (Bastoni di sicuro, forse Acerbi e forse Calhanoglu ancora lontano dalla miglior condizione), mentre il Como almeno come nomi è stato un Como credibile, con Fabregas che ha perdonato Nico Paz dopo il ritardo a pranzo ma non gli ha fatto un gran favore schierandolo da falso nueve tenendo in panchina quasi fino alla fine Douvikas e Diao, che potrebbe essere l’uomo decisivo per la Champions. Insomma, il nulla. 

La cena fra Gasperini e Totti, insieme a Candela, ha fatto nascere mille supposizioni sul ritorno del mito giallorosso in quello che sarà per sempre il club di Totti. Dal punto di vista amministrativo nessun problema: i Friedkin da buoni americani vogliono valorizzare gli ex campioni (anche se negli USA molti atleti di vertice hanno una cultura universitaria) e lo hanno fatto sapere a Totti, che di suo grandi impegni calcistici non ha, dopo la fine della breve carriera da procuratore. Il problema, non da poco e già emerso ai tempi di Pallotta, è cosa fargli fare: con un allenatore dalla personalità forte, il Gasperini o il Mourinho della situazione, un direttore sportivo bravo come Massara, un consigliere con l’esperienza internazionale di Ranieri, Totti potrebbe al massimo fare il team manager, ruolo non adeguato alla sua importanza storica. E quindi? Visto che Ryan Friedkin è un vicepresidente molto operativo, che le varie aree finanziarie e gestionali del club hanno responsabili di fresca nomina e che l’assetto sportivo non si discute, l’unica casella libera è quella del CEO. Ovviamente creando un percorso di crescita per Totti, che al di là della carica roboante e scoperta dai tempi di Lina Soulokou parte in questo campo da zero. Per questo potrebbe essere la sfida giusta, quella che risveglia l’orgoglio del campione. Poi è chiaro che è più facile fare Totti da fuori che prendersi metaforiche pomodorate da gente che prima ti idolatrava, come fu a suo tempo per Mazzola e Rivera, addirittura anche per Riva.

L’Italia femminile ha contro la Svezia cominciato male il suo cammino verso il Mondiale del 2027 in Brasile, più per il risultato che per il gioco espresso a Reggio Calabria con una delle migliori squadre del mondo. Vista la formula, che dà la qualificazione diretta soltanto alle prime dei quattro gironi della Lega A, rimandando tutte le altre al megaplayoff a 32, due turni per promuoverne altre 8, anzi 7 visto che una andrà al playoff intercontinentale, si può dire che le azzurre di Soncin abbiano già gli spareggi come scenario quasi sicuro. Differenza con i maschi? Per loro il Mondiale è importante, per le donne è tutto. 

stefano@indiscreto.net
 

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