Quattro amici al VAR

Dieci anni con il fuorigioco giusto, le pause di Infantino e l'addio di Bonaventura
Quattro amici al VAR
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 6 marzo 2026, 15:05

Discutiamo così tanto del VAR che sembra sia sempre esistito. Eppure soltanto 10 anni fa, il 6 marzo 2016, l’IFAB approvò la sperimentazione di una tecnologia che di lì a poco sarebbe diventata uno standard nel grande calcio, nonostante all'inizio qualcuno paventasse il rischio di un calcio con due regolamenti diversi. Su spinta dell’allora presidente FIGC Tavecchio la Serie A è stata uno dei primi campionati importanti ad usare sul serio il VAR, dalla stagione 2017-18, e nonostante le polemiche assurde del genere ‘Una volta sì che c’era il vero calcio’ è ovvio che non si possa tornare indietro, a un’era in cui spesso il fuorigioco era segnalato a caso, o peggio sempre in favore della difesa per puro quieto vivere. Poi ci sta che tanti giornalisti ed ex calciatori rimpiangano i tempi in cui erano giovani e gli arbitri potevano inventarsi qualsiasi cosa, un po’ come succede ancora oggi nelle situazioni di contatto. Certo l’albo d’oro non è stato rinfrescato come nomi (in 8 campionati VAR 3 scudetti della Juventus, 2 di inter e Napoli, uno del Milan), ma una più diffusa sensazione di trasparenza e di onestà c’è.

A proposito di VAR, uno dei tanti aspetti pazzeschi della FIFA dell’era Infantino è che i grandi cambiamenti del gioco non vengano mai discussi ma imposti dall’alto: così è stato anche per le cinque sostituzioni, che hanno ancora di più scavato il solco fra ricchi e poveri, così sarà per i quattro tempi. Che a partire dal Mondiale saranno introdotti in maniera surrettizia, con l’escamotage dei tre minuti di pausa a metà del primo e del secondo tempo senza bisogno di giustificazioni climatiche o di altro tipo. Per quanto riguarda gli spot le televisioni avranno qualche limitazione, ma per quanto riguarda il gioco il punto è che per tre minuti sarà assolutamente fermo. Situazione che sommata all’uso e all’abuso del VAR (anche per i secondi gialli e i calci d’angolo) porterà ad uno spezzettamento assurdo del ritmo e della storia di una partita. In ogni caso la cosa incredibile è che non se ne sia discusso, anche se è evidente che i club affamati di soldi prenderanno subito ‘spunto’ dal Mondiale.   

Non è un grande momento per lavorare nei paesi arabi e forse anche per questo Giacomo Bonaventura ha detto basta al calcio giocato a 36 anni, età comunque avanzatissima prima che i nuovi mercati allungassero le carriere, dopo due stagioni nel mediocre Al-Shabab, allenato anche da Fatih Terim. Inutile ricordare una carriera che conoscono tutti, per uno dei pochi giocatori davvero ambidestri della nostra storia recente. Uno che può dire di essere stato convocato in Nazionale da sei commissari tecnicii: Prandelli, Conte, Ventura, Di Biagio, Mancini e Spalletti. Con la versatilità ad essere al tempo stesso la sua fortuna e la sua condanna. 

stefano@indiscreto.net
 

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