Blatter fa 90

La FIFA di una volta, le occasioni di Maldini e la Sampdoria di Lombardo
Blatter fa 90
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 10 marzo 2026, 10:42

Josef Blatter compie oggi novant’anni e non è azzardato pensare che senza l’FBI sarebbe ancora presidente della FIFA, o comunque burattinaio di qualcun altro. Purissima invenzione del marketing sportivo, cioè di Horst Dassler e dell’Adidas nei primi tempi della presidenza di Havelange, grazie ad un Infantino fuori controllo (cosa dire dei quattro tempi introdotti senza un minuto di discussione?) Blatter è riuscito nell’impresa di essere rivalutato e quasi considerato un custode dei valori dello sport. Ovviamente non è così, senza entrare nel merito dei tanti scandali (quello ISL su tutti), ma è vero che la svolta gigantistica del Mondiale (da 16 a 24 squadre nel 1982, da 24 a 32 nel 1998) è avvenuta con Havelange al potere e che Blatter era contrario al Mondiale in Qatar, frutto di una delle votazioni più sporche della storia: nella sua testa c’erano Inghilterra o, ma come seconda opzione, Russia 2018 e Stati Uniti 2022. E nel momento in cui qualcuno ha contro gli americani la fine è scontata, un’idea che il pur arabizzato Infantino ha bene in testa. Con questo non vogliamo dire che Blatter rappresentasse i ‘buoni’, visto il tasso di corruzione che tollerava ovunque e non soltanto nella amata CONCACAF, ma soltanto che lo sport più importante e diffuso del pianeta cambia governo soltanto per motivi giudiziari e finanziari. Con i Platini della situazione azzoppati in maniera chiurgica, anche se il Qatar fu un suo errore (in buona fede, aggravante). Verrà il turno anche di Infantino.  

Il primo gol di Daniel Maldini con la maglia della Lazio arriva alla settima partita con Sarri, quasi sempre come falso nove obbligato più dalle assenze che dalle intuizioni di un allenatore costretto a navigare a vista dalle operazioni di Lotito e dai tanti infortuni (colpa dell'allenatore, quelli muscolari: vale per tutti). In Serie A Maldini non segnava dal maggio dell’anno scorso e la cosa fa impressione per un giocatore che al di là della posizione, sempre in discussione (secondo noi dà il meglio come attaccante di sinistra nel 4-3-3, ha caratteristiche offensive e che a 25 anni le sue occasioni (Milan, Spezia, Empoli, Monza, Atalanta e appunto Lazio) le ha sempre avute in contesti in cui non aveva grosse pressioni. ideali per emergere. Con un altro cognome non avrebbe avuto tutte queste occasioni, è evidente, ma per caratteristiche tecniche e fisiche rimane un giocatore che sembra sempre sul punto di esplodere. Chissà dove lo farà, visto che una Lazio fuori dall'Europa (ma non è detto, c'è ancora il ritorno di Coppa Italia guarda caso con l'Atalanta) non sarebbe obbligata a riscattarlo.

La Sampdoria rischia di nuovo la Serie C, dopo averla evitata l’anno scorso grazie al caso Brescia e ai playout. E ovviamente a marzo l’unica carta da giocare è il cambio dell’allenatore, anzi degli allenatori, visto che Attilio Lombardo, che peraltro era già nello staff, ha preso la guida di una squadra che nelle ultime partite è sembrata in caduta libera. L’ex protagonista nell’anno dello scudetto (si torna sempre lì, paragone insostenibile per chiunque sia arrivato dopo) prende il posto della coppia Gregucci-Foti che a sua volta aveva sostituito Massimo Donati. E non è finita, perché Lombardo è probabilmente un traghettatore vero il Giampaolo o lo Iachini della situazione. Chi lo deciderà, in una società dalla gestione incomprensibile, in cui l’azionista di maggioranza non ha la maggioranza dei voti? Comunque una grande occasione da capo-allenatore per Lombardo dopo i tanti anni da vice, molto spesso di Mancini (il padre di Andrea, attuale direttore sportivo della Sampdoria) in Nazionale e non soltanto. 

stefano@indiscreto.net
 

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