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Tiri Mancini

Stefano Olivari
Pubblicato il 14 aprile 2026, 13:29
Non abbiamo avuto il fegato per guardare Al-Hilal-Al-Sadd, ottavo di finale della Champions League asiatica, se non sottoforma di highlights. Ma questo non toglie che Roberto Mancini abbia compiuto una grossa impresa qualificandosi ai rigori in trasferta, contro una squadra nettamente più forte, la favorita del torneo con i vari Theo Hernandez, Milinkovic-Savic, Benzema e Ruben Neves, in una giornata in cui l’ex commissario tecnico dell’Italia ha con l’Al-Sadd avuto anche la certezza aritmetica del titolo qatariota. Trofeo meno prestigioso di quelli vinti con Inter, Manchester City, Lazio, Fiorentina e Galatasaray, per non dire Italia, ma comunque non banale per una squadra che come nomi vale l'Al-Duhail di Verratti e l'Al-Rayyan. Inutile ricordare quante cose in comune abbiano Simone Inzaghi, che non perde occasione per ricordare quanto stia bene in Arabia (e quindi non è vero), e Mancini, che da sempre hanno un ottimo rapporto fra di loro e con Malagò. Con lui alla FIGC sono entrambi in corsa, ma dietro Conte e alla pari con Allegri. Senza di lui possono continuare in un terzo mondo calcistico sempre redditizio ma anche meno sicuro di qualche mese fa.
Non è ancora certo che Giovanni Malagò diventi il 22 giugno il nuovo presidente della FIGC, ma è certissimo che qualunque altro nome dovrà governare contro la Serie A, che ieri ha sostenuto la candidatura di Malagò all’unanimità: 18 voti a favore, più quello arrivato dopo del Verona, con Lotito contrario più per fare il Lotito che per convinzione. E così, quasi naturalmente, Abete con il suo 34% meno granitico di quanto sembri è diventato il candidato naturale del governo, comunque di Abodi. Una partita politica e anche mediatica, che si giocherà anche con il nome da copertina da mettersi a fianco senza ovviamente dargli troppo potere, il Maldini, l’Albertini, il Tommasi o addirittura il Baggio della situazione. Il bar della politica sportiva, in cui ognuno spara il nome che gli è simpatico, si scontra comunque con un sistema elettorale molto complesso e soprattutto con il fatto che i delegati siano esseri umani, ognuno con la propria rete di relazioni e di favori da fare o da chiedere. Impensabile che i 91, o quanti saranno, che votano per i Dilettanti abbiano tutti lo stesso rapporto con Malagò o con Abete e lo stesso vale per gli altri.
Una storia dimenticata, o fatta dimenticare, sta facendo piovere sulla Serie A una montagna di soldi. Circa 300 milioni di euro, molti di meno rispetto alla richiesta iniziale e alla stessa perizia del tribunale. Soldi che arriveranno dalla IMG dopo una transazione extragiudiziale riguardante i diritti televisivi per l’estero nel periodo 2008-2018, quando i diritti televisivi internazionali della Serie A venivano gestiti da un gruppo di agenzie, principalmente MP Silva, IMG e B4 Capital a seconda delle fasi. Nel 2019 l’Antitrust accertò che queste agenzie avevano messo in piedi una sorta di cartello per ridurre la concorrenza: si erano, in parole povere, accordate tra loro per spartirsi il mercato e tenere bassi i prezzi offerti alla Lega, evidentemente per la gioia e la riconoscenza dei compratori. Una perizia del Tribunale aveva quantificato il danno in circa 500 milioni più interessi, mentre all’interno della Lega circolavano sogni anche da tre miliardi. In ogni caso i proprietari di A hanno votato per l’uovo oggi e la IMG, unica fra le tre agenzie ancora in vita, ha limitato i danni. Insomma, per almeno un decennio, quello coincidente con la presidenza di Maurizio Beretta, i prezzi dei diritti esteri della Serie A sono stati tenuti artificialmente bassi e pochi proprietari se ne erano accorti: stiamo parlando di imprenditori di successo, nella maggioranza dei casi, gente scafata. Sarà divertente assistere adesso alla spartizione, visto che nel frattempo diverse società sono scomparse o sono state rifondate: a chi andranno i soldi di Chievo e Reggina?
La Fiorentina dell’era Paratici ha un altro passo, lo ha dimostrato anche contro la Lazio, e senza far gridare al miracolo si sta salvando senza troppa ansia, lasciando al suo destino la Conference, complice il disastroso rendimento delle terzultime: Lecce e Cremonese hanno perso 6 delle ultime 7 partite giocate… Questo non toglie che il club viola possa guardare al dopo Rocco Commisso con un certo ottimismo, visto che la famiglia ritiene giustamente la Fiorentina un asset che si rivaluterà tantissimo, anche vivacchiando a metà classifica. Dal punto di vista sportivo il problema è invece comune a diverse squadre a proprietà americana: arriva un punto in cui non si va né avanti né indietro. Ma non vincere a Firenze è più facile che non vincere a Milano, Torino o Roma.
stefano@indiscreto.net
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