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Le coppe terminate, la Serie A a 18 squadre, i medici di Wesley e l'addio a Manninger
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Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 17 aprile 2026, 11:42 (Aggiornato il 17 aprile 2026, 09:54)

L’uscita di scena di Bologna e Fiorentina chiude la stagione europea dei club italiani, disastrosa rispetto alla media degli ultimi anni (non a caso nel ranking UEFA assoluto l’Italia è seconda) e figlia di fallimenti sportivi con spiegazioni diverse, di sicuro non "I giovani hanno poco spazio". Nella scorsa stagione l’Inter finalista di Champions, la Roma nei quarti di Europa League e la Fiorentina semifinalista di Conference, espressione di una Serie A che non era migliore o peggiore di quella di oggi. E non occorre essere storici del calcio per ricordare la stagione 2023-24, non 1923-24, in cui nelle coppe le squadre italiane raggiunsero un ranking secondo solo a quello delle inglesi, guadagnandosi il quinto posto Champions per la gioia del Bologna. Con questo non vogliamo dire che la prossima stagione andrà di sicuro meglio, ma soltanto che in questa si sono verificate tutte insieme tante situazioni negative, peggiorate da un mercato disastroso per quasi tutti, dall’Inter in giù. Se poi qualcuno pensa che Bayern Monaco e PSG c’entrino qualcosa con il calcio tedesco e francese…

Il mantra “Conta il programma, non le persone”, recitato da tanti tossici del potere che a 127 anni di età farebbero anche i consiglieri di condominio, ha un po’ stancato anche chi per lavoro deve prenderlo sul serio, come nel caso della corsa alla presidenza FIGC. Se la mettiamo sul piano del programma, in teoria andava bene anche quello di Gravina… Ma venendo a Malagò, front runner che sta trovando antipatie non solo nel Governo ma anche in altri politici sportivi di lungo corso (non solo gli arcinemici Barelli e Binaghi, ma anche ad esempio Petrucci), è chiaro che il programma è lui stesso, insieme alla sua storia personale con luci e ombre. Curiosità per l’incontro di lunedì con la Serie A che lo sostiene, se proprio vogliamo parlare del programma diciamo subito che la Serie A a 18 squadre con Malagò ha zero possibilità di materializzarsi.

La vicenda di Wesley, ennesima occasione di scontro fra Ranieri e Gasperini con il senior advisor (qualsiasi cosa voglia dire) che punta su rientro graduale e l’allenatore che lo vorrebbe subito in campo, va al di là della situazione della Roma e riguarda il diverso rapporto con i calciatori delle proprietà americane rispetto ai ‘nostri’ padroni, senza per forza andare a Rozzi e Massimino. Un po’ in tutti i club la frequenza degli infortuni, o se vogliamo di infortuni definiti tali, e le convalescenze eterne nonostante i progressi della medicina sportiva, sono statisticamente imbarazzanti, con lo staff medico a rispondere ai dirigenti più che agli allenatori. Perché per i club avere giocatori, pardon asset, in condizioni accettabili per essere venduti o prestati è più importante del risultato sportivo. La stessa vecchia figura del medico sociale è stata depotenziata da una rete di consulenti on demand, come ad esempio l’ortopedico di St. Moritz per Wesley, la cui prudenza è maggiore. Per questo anche banali problemi muscolari si trasformano in assenze lunghissime, con la preoccupazione per la salute che c’entra in misura minima.

Addio prematuro ad Alex Manninger, protagonista e più spesso comprimario in tante squadre italiane, persona stimatissima dai compagni e ottimo portiere (33 presenze nella nazionale austriaca) che però a livello di club raramente ha trovato l'incastro giusto, anche per colpa di scelte sbagliate sue o dei suoi agenti, visto che in una stagione quando si parte da secondo di solito si arriva da secondo. Chiuso ad inizio carriera da Seaman all'Arsenal e verso la fine da Buffon alla Juventus, in Italia ha giocato davvero solo nella Fiorentina dell'ultimo Cecchi Gori e nel Siena, senza dimenticare le buone presenze juventine con Buffon infortunato. Aveva lasciato totalmente il mondo del calcio, con meno rimpianti rispetto a quelli dei suoi estimatori (a 20 anni era considerato dello stesso livello del quasi coetaneo Buffon, che lo ha ricordato con parole bellissime), e si riteva una persona fortunata. Fino a due giorni fa lo era davvero.

stefano@indiscreto.net

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