Temi caldi
Un campionato davvero a Perth

Stefano Olivari
Pubblicato il 20 aprile 2026, 12:14
Negli ultimi cinque turni di campionato il cosiddetto ‘Prodotto Serie A’ dovrebbe tenere viva l’attenzione del pubblico soltanto con la lotta per il quartultimo posto fra la Cremonese e il Lecce. Scudetto all’Inter, Champions per Milan, Napoli e Juventus, Europa League per Roma o Como (più la squadra che vincerà la Coppa Italia, se sarà diversa dall’Inter), Conference per una eventuale fra Como e Roma, al massimo per l’Atalanta, Serie B per Verona, Pisa e chi farà peggio fra la squadra di Giampaolo e quella di Di Francesco reduci da due mesi agghiaccianti oltre i loro limiti strutturali: difficile fare previsioni anche analizzando il calendario, da tante che sono le squadre senza obbiettivi che affronteranno. Sarebbe il caso di giocare subito a Perth, viene da dire. Non è la prima volta che una situazione del genere si verifica, eppure anche una semplice discussione su playoff e playout sembra un tabù, non soltanto in Italia. Impossibile che 2 dei 19 club che sostengono Malagò abbiamo voglia di sparire dalla Serie A nel nome del pathos sportivo.
Dopo la vittoria a sorpresa in Copa del Rey con la sua Real Sociedad, contro l’Atletico Madrid di Simeone, è facile la tentazione di appropriarsi dei successi di Rino Matarazzo con la scusa dei genitori di Avellino. Lui però è un americano che partendo dalla NCAA si è formato poi calcisticamente in Germania, dove è stato a lungo calciatore in serie minori (al massimo in Regionalliga, ai suoi tempi terzo livello del calcio tedesco mentre oggi è il quarto), poi allenatore di settori giovanili ed anche assistente del predestinato Nagelsmann prima di giocarsela bene allo Stoccarda e all’Hoffenheim e di un’inattività di quasi un anno prima dell’occasione in Spagna lo scorso dicembre. Adesso non è che vogliamo scrivere un longform su Matarazzo, che nemmeno è la ‘favola’ tedesca dell’allenatore ragazzino (ha 49 anni) mai stato calciatore, ma sottolineare come anche nell’iperscoutizzato 2026 dirigenti capaci possano ingaggiare a costi contenuti allenatori e giocatori che per il 99% dei loro tifosi sono dei signori nessuno (e Matarazzo allenava in Bundesliga, non nel terzo mondo) ma che poi si dimostrano al livello di realtà di Champions. Runiajc è molto peggio dei tecnici transitati per le grandi panchine italiane negli ultimi due anni?
Il sostanziale saluto della Roma alla zona Champions, dopo l’1-1 con l’Atalanta, ha fatto meno notizia delle lacrime di Gasperini in conferenza stampa parlando di Percassi (con il quale peraltro i rapporti erano tutt’altro che cordiali) e della sua guerra di posizione con Ranieri che porterà inevitabilmente all’addio di uno dei due: al 51% Ranieri, che se rimanesse diventerebbe il ‘cattivo’ della situazione vista l’aria mediatica e tifosa pro Gasperini. Anche se per monte ingaggi lordo la Roma è la terza squadra della squadra della Serie A dietro a Inter e Juventus: i soldi non sono tutto, ma dicono comunque che per un quinto o sesto posto (parentesi: il ‘miliardario’ Como è undicesimo per ingaggi) non ci sia da fare un monumento equestre all’allenatore della Roma. Figura di sintesi come tutti gli allenatori, va ricordato, sintesi anche degli errori di altri. Ma Gasperini è il primo ad essere deluso da questa stagione, per un lungo periodo tenuta a galla da un cortomusismo che non gli appartiene.
Quella che potrebbe essere ricordata come la partita dell’anno in Premier League, se il titolo andrà al Manchester City, non è alla fine stata condizionata dalla papera di Donnarumma, l’azzurro uscito psicologicamente peggio dal disastro di Zenica. Non perché avesse colpe maggiori rispetto ai suoi compagni o a Gattuso, ma perché è il giocatore italiano con maggiore status internazionale, giudicato e votato dai colleghi (e non al bar, più o meno social) miglior portiere del mondo. Dei 30 in classifica per il Pallone d’Oro 2025 mancheranno al Mondiale, per assenza delle loro nazionali e non per infortuni o altro, soltanto Donnarumma, Kvaratskhelia, Lewandowski e Guirassy. Il problema è che il ranking di Georgia, Polonia e Guinea dice 72, 35 e 80, mentre quello dell’Italia 12.
stefano@indiscreto.net
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading
