Temi caldi
Rocchi KO

Stefano Olivari
Pubblicato il 27 aprile 2026, 11:06
Caso Rocchi? Caso Inter? Caso Malagò? Nell’ennesima storiaccia con il calcio italiano protagonista si incrociano varie situazioni, che proviamo a sintetizzare con la consapevolezza che si tratta dell’inizio. Di una nuova Calciopoli o di un normale regolamento di conti nel mondo arbitrale, con vari gradi intermedi. La prima situazione: il designatore degli arbitri di A e B, in carica da 5 anni, il più longevo dai tempi appunto di Calciopoli, si è autosospeso dopo l’avviso di garanzia per concorso in frode sportiva. La seconda: fra i comportamenti contestati a Rocchi ci sono non soltanto la sollecitazione al VAR per intervenire in un episodio di Udinese-Parma, ma diverse sue designazioni ed in particolare quelle per alcune partite della scorsa stagione. In senso gradito all’Inter, sempre secondo le ipotesi dei magistrati, segnatamente per non avere come arbitro Doveri in certe partite. La terza: questo caso capita nel momento giusto per dare una spallata alla FIGC, con il Governo che solleciterà il CONI a commissariarla o, se la vogliamo dire in altra maniera, con Abodi che bloccherebbe la corsa di Malagò verso la presidenza.
La politica sportiva annoia, ma a volte fa capire cosa stia accadendo sul campo e quindi qualche riga è necessaria. In breve: come scritto dal Guerin Sportivo del 15 gennaio, il caso Zappi (lo squalificato presidente dell’AIA che domani, con il terzo grado di giudizio del CONI, conoscerà la sua sorte definitiva) è legato al futuro di Rocchi, designatore in scadenza per il quale Gravina aveva pronto un ruolo di superdesignatore, facendogli gestire una ventina di arbitri di élite, o presunta tale, dedicati totalmente alla Serie A e gestiti da FIGC e Lega, sul modello del PGMOL inglese. Progetto visto come il demonio da molti arbitri di classe medio-bassa e dallo stesso Zappi, che già da prima di questa idea di Gravina e Rocchi, spalleggiati da tutta la Serie A, volevano far cadere Rocchi. Questo il quadro politico, poi noi non intercettiamo nessuno e nemmeno possiamo pubblicare veline redatte chissà dove: chi ha qualcosa da raccontare ce lo racconti con la sua faccia. Certo l’esposto del guardalinee Rocca, da cui sarebbe partito tutto, se preso da solo non basta a rovinare Rocchi che davvero sembra credere nel suo “Tornerò più forte di prima” (nessuno che abbia pronunciato questa frase è mai tornato più forte di prima). Per questo siamo convinti che ci saranno altre puntate.
Capitolo Inter. Un suo coinvolgimento dal punto di vista della giustizia sportiva sarebbe concreto se dovesse venire fuori che suoi dirigenti concordavano sistematicamente con Rocchi le designazioni: questo sarebbe senza mezzi termini illecito sportivo, con radiazione dei soggetti coinvolti e pesantissime squalifiche per la squadra, dai punti tolti fino a, in linea teorica, la retrocessione. Le proteste allo stadio, le telefonate del lunedì e le pressioni per protestare contro l’invio di un determinato arbitro, sperando di trovarselo contro il meno possibile, fanno invece parte del bagaglio tecnico di base di ogni dirigente calcistico del mondo. Se invece c’è stato il ‘sistema’, come ai tempi di Calciopoli, con tanto di linee telefoniche segrete, poco importa che ci siano poi stati effettivi vantaggi in campo. Inutile quindi, per l’Inter e per Marotta, mettersi a fare le medie punti per arbitro o le moviole fuori tempo massimo: ricordiamo che vent'anni fa De Santis non era l'arbitro con cui la Juventus di Moggi aveva le statistiche migliori, anzi. Però ragionando sul presente di lunedì 27 aprile 2026, l’Inter è nella stessa identica situazione delle altre 19 squadre di A.
Capitolo FIGC, sempre ricordando che se Kean e Dimarco avessero segnato il 2-0 a Zenica adesso insieme a Gravina staremmo sognando le notti magiche e leggeremmo di una fioritura di talenti mai vista (l'estate 2021 non è così lontana). Nessuno sa spiegare perché un presidente federale eletto regolarmente, diciamo Malagò, ma varrebbe anche per Abete, ed estremizziamo il discorso con Baggio o Rivera, debba fare peggio da un commissario paracadutato dal CONI su spinta del Governo. Se si dovesse commissariare ogni ente con dirigenti scarsi… Senza fare gli ingenui, questo progetto politico ha già trovato tanti sostenitori fra i media e la cosiddetta pancia del paese e avrebbe una sola ragion d'essere: cambiare lo statuto della FIGC e le modalità di elezione dei suoi dirigenti, depotenziando i signor no e figure fuori dal tempo alla Ulivieri. Magari, per la gioia di Abodi, verrebbe eletto lo stesso Malagò.
La storia che potrebbe avere mille titoli nei prossimi mesi, come scomparire fra le brevi da dedicare alla faide arbitrali, ha tolto spazio a una Serie A su cui comunque ci sarebbe stato poco da dire. L’Inter si fa rimontare dal Torino e festeggerà lo scudetto domenica con il Parma, il Napoli maramaldeggia sulla Cremonese, Milan e Juventus pareggiano una partita giocata a ritmo bassissimo, imbarazzante, Como e Roma tornano a sognare l’aggancio Champions ai danni dei bianconeri, il Lecce stacca di un punto la Cremonese in una corsa che Aldo Giordani, anche sul Guerin Sportivo, avrebbe definito di ‘ciapanò’. Vincitore di giornata è senza dubbio Gasperini e non soltanto per il risultato di Bologna: la Roma è tutta sua, via Massara con un direttore sportivo in sintonia con lui (Ma esiste? Chiedere informazioni a Sartori) potrà giocarsi il bonus ottenuto nel finale di una stagione.
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