Comolli bis

La rifondazione della Juventus, la posizione di Ibrahimovic e la Serie A contro la logica
Comolli bis
© Juventus FC via Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 27 maggio 2026, 12:04

La conferma di Comolli e Spalletti da parte della Juventus non sorprende, perché il disastroso John Elkann ha investito su entrambi molta della sua scarsa credibilità in ambito sportivo (vedere anche la Ferrari) e perché sia il CEO sia l’allenatore hanno ereditato una Juventus che di loro avrebbero costruito in maniera molto diversa. Poi nella stagione appena finita Comolli ciò che ha potuto fare l’ha fatto male e Spalletti così così, lo hanno visto tutti tranne chi vede la luce in qualunque uomo di potere. In ogni caso è assurdo trattare Comolli come se fosse un matematico (fra l’altro è laureato in giurisprudenza, gli algoritmi sono entrati nella sua vita molto dopo) con l’hobby del calcio, visto che in trent’anni di carriera è stato responsabile dello scouting all’Arsenal di Wenger, direttore sportivo al Saint-Etienne, direttore generale al Tottenham, direttore tecnico al Liverpool, direttore sportivo al Fenrebahce e infine presidente-manager del Tolosa, con grande enfasi sul settore giovanile. Uomo di calcio ben più di tanti ‘direttori’ maneggioni che omaggiamo in cambio di una non notizia ogni sei mesi. Il paragone con il primo anno juventino di Marotta, fra l’altro scelto da Elkann anche per controllare Agnelli, non è strampalato se guardiamo al curriculum. Mancano i successivi sette, ma comunque lui e Spalletti, tuttora poco in sintonia e con una diversa analisi del fallimento stagionale, una prova d’appello la meritano. Anche con un mercato da chiudere in pareggio, che visti certi acquisti non sarebbe nemmeno un male a patto di trattenere Vlahovic (Comolli pessimista) in scadenza e Yildiz (Comolli ottimista). 

Mentre impazza il toto-organigramma del Milan, dopo il quadruplo licenziamento di Furlani-Moncada-Tare-Allegri, in molti si chiedono come mai Ibrahimovic sia intoccabile ed anzi sia lui a distribuire le carte, magari promuovendo l’inspiegabile Kirovski, nonostante le sue scelte passate come consigliere siano state quasi tutte strampalate (anche Jashari, che poi è stato imputato a Tare) e nonostante abbia poco tempo personale da dedicare al Milan: adesso ad esempio sarà via 40 giorni per il Mondiale, che insieme a Thierry Henry commenterà per Fox Sports. La risposta è semplice: Ibrahimovic nel suo dopo-calcio non ha mai avuto un vero ruolo dirigenziale al Milan né lo avrà, il suo legame è con RedBird come operating partner (curiosamente prima che a lui, e prima delle note vicende, la posizione fu offerta anche a Paolo Maldini che la rifiutò), nella sostanza sviluppatore di business, cercatore di finanziamenti e piccolo azionista: può essere allontanato dal Milan o da altri affari, e comunque Cardinale non lo ha fatto, ma non licenziato. Del tutto diversa la posizione di Scaroni, presidente dal 2018 prima per la transizione Berlusconi-Elliott e poi soltanto per lo stadio. 

La qualità della Serie A è ben lontana dai suoi massimi storici, al di là dei soliti discorsi sui calciatori italiani, i giovani, il ritmo europeo, eccetera. Ma interessa sempre di più, sia allo stadio sia in televisione. Dal vivo siamo in zona 30.100 spettatori di media a partita, in lieve calo rispetto all’anno precedente (con cui però insieme si fa il miglior biennio dagli anni Novanta…), e circa 5.000 più dell’ultima stagione pre-Covid. Non solo: quasi 8.000 di media più rispetto al 2005-2006, la stagione pre-Calciopoli ma soprattutto quella pre-Mondiale vinto in Germania dalla Nazionale di Lippi. Quanto agli spettatori di DAZN e Sky, rispetto al 2024-25 sono cresciuti del 13%, toccanto i 7.2 milioni di media per turno di campionato. Facendo uno scontato paragone con il tennis, possiamo dire che il successo del calcio non dipende da Sinner e nemmeno da Cobolli: un patrimonio di passione incredibile, che supera ogni considerazione logica. 

stefano@indsicreto.net
 

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