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Il Mondiale di Leão

Stefano Olivari
Pubblicato il 3 giugno 2026, 10:15
Le rose definitive delle 48 squadre che parteciperanno al Mondiale si prestano a molte considerazioni, noi ci limitiamo a quelle che riguardano il nostro orticello. In sintesi: il club italiano che ha più partecipanti al Mondiale è il Milan, con 10 (Maignan, Estupinan, De Winter, Rabiot, Modric, Jashari, Saelemaekers, Pulisic, Leão e Gimenez), davanti a Inter e Atalanta che ne hanno 7, Juventus e Roma a 6. Doveroso e doloroso dire che se l’Italia avesse superato la Bosnia in testa a questa provinciale classifica ci sarebbe l’Inter di Dimarco, Barella, Bastoni, eccetera, mentre interessante è notare che fra le squadre di fascia alta quella che avrà meno giocatori stanchi per il Mondiale sarà il Como, con soltanto 3 giocatori impegnati, Nico Paz com l’Argentina, Baturina con la Croazia e Diao con il Senegal. Sono da decenni finiti i tempi in cui il Mondiale era la misura dell’eccellenza, ma i soli nomi dicono che al Milan per tornare da corsa manca poco (chi ha una quinta punta come Gimenez?), una volta presi un direttore sportivo decente (che peraltro già aveva, Tare il meno colpevole di tutti) e un allenatore non logoro. Non c’è bisogno di grandi casting, né di cacciatori di teste.
Finalmente il Bologna per Domenico Tedesco, già vicinissimo nel post Thiago Motta ad un club cosciente, secondo noi troppo cosciente, della propria dimensione. Questo il vero motivo dell’addio di Italiano, senza avere proposte di alto livello in mano, al punto di ascoltare il Besiktas della situazione. Ma con il Milan ancora in discussione ed il grande freddo fra Comolli e Spalletti qualcosa per lui si potrebbe riaprire… Detto questo, perché Tedesco? Intanto perché è un allenatore preparato ma non un integralista, in questo senso diverso da Italiano, che comunque un po’ si adattava alle situazioni, e diversissimo da Thiago Motta: insomma, per il Bologna davvero un nuovo capitolo. La storia già sostanziosa dell’ancor giovane (41 anni) italo-tedesco, ma totalmente tedesco come cultura calcistica, dice che lui nel breve periodo ha quasi sempre fatto bene, così è stato con Schalke 04, Lipsia e nazionale belga, ma che poi i rapporti con giocatori e ambiente si sono rapidamente deteriorati. De resto quasi ogni sua esperienza, compresa l’ultima con il Fenerbahce del dopo Mourinho, si è conclusa con un esonero. Caratterialmente, anche se non proprio tatticamente, un Conte più giovane ma dal punto vista del Bologna alla Sartori meglio, visto che non è tipo da ‘prendetemi questo, prendetemi quello’.
Per qualche giorno Davide Ancelotti ha forse pensato di poter essere fra i candidati per la panchina del Milan, ma c’è un limite a tutto e quella del Lilla, con la Champions League e tutto il resto, è stata una grossa opportunità che lui ha prontamente colto: quando finirà il Mondiale del Brasile (e magari finirà il 19 luglio…), con lui assistente del padre, prenderà in mano la sua seconda squadra da capoallenatore dopo i cinque mesi al Botafogo. Giudizi da rimandare: come flglio di Ancelotti, e tale rimarrà per sempre (non è una colpa), ha avuto opportunità che il 99% degli allenatori non avrà mai, Lilla (diretto da un buon conoscente di Ancelotti senior) compreso, ma è anche vero che le tante esperienze internazionali ne fanno un candidato credibile per tanti progetti reali o presunti. Non è, per dire, che il Cuesta dell’estate 2025 fosse per il Parma una certezza.
stefano@indiscreto.net
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