Difesa alla Cannavaro

L'esordio dell'Uzbekistan, gli anni di Cristiano Ronaldo, il mito di Krosche e Hardung, il Frosinone americano
Difesa alla Cannavaro
© APS

Pubblicato il 18 giugno 2026, 11:34

Fabio Cannavaro si è giocato bene il suo esordio da allenatore al Mondiale, a vent’anni dal Mondiale vinto da capitano azzurro. Il suo Uzbekistan numero 56 nel ranking FIFA è stato sì sconfitto 3-1 dalla Colombia numero 11, ma facendo una gran figura e sfiorando anche più volte il 2-2. Per quasi tutto il primo tempo la Colombia non è riuscita a fare un tiro, bloccato da una difesa attenta e compatta (qualcuno ha già detto 'blocco basso'?), poi sotto di un gol l’Uzbekistan è stato bravo a non crollare come tutti credevano, trovando l’1-1 magari per l’errore di Vargas ma dopo minuti di grande intensità. Insomma, come allenatore Cannavaro è molto dietro Montella e ad anni luce di distanza da Ancelotti, però da una squadra con poco talento (tolti Shomurodov, Fayzullaev e Khusanov) ha tirato fuori il massimo e un allenatore va giudicato su questo parametro. Poi non è un allenatore da Serie A, ma quasi nessuno lo è.

Schiavi dell’ultima impressione, viene da dire che nemmeno questo sarà il Mondiale di Cristiano Ronaldo. Ma al di là delle citazioni storiche (“Mai sottovalutare il cuore di un campione”, eccetera), tutto il Portogallo del sopravvalutato Martinez ha giocato malissimo (eccezioni João Neves, Cancelo e un Conceicão subentrato carichissimo) contro l’ex Zaire e nessuno ha 41 anni come CR7. Che è stato in campo tutti i 90 minuti più recupero, con due conclusioni abbastanza pericolose e pochissimi palloni giocati, quasi sopportato dai compagni. Ma ci sono icone, come lui, Messi o Neymar, che anche quando camminano non si possono tenere in panchina, ed è forse giusto così. 

Prima di una settimana fa quasi nessuno in Italia, meno che mai fra i tifosi del Milan, aveva mai sentito nominare Markus Krosche e Timmo Hardung, che dopo un settimana di biografie scritte dall’AI (ma almeno mettete i prompt in tedesco…) e di ‘manca soltanto la firma rimangono a lavorare all’Eintracht Francoforte. Come era logico visto che siamo oltre metà giugno e che proprio loro hanno costruito la nuova squadra, a partire dal ritorno di Adi (Adolf suona decisamente male) Hutter. A quasi un mese dalla cacciata in blocco di dirigenti e allenatori il Milan al momento ha come certezza soltanto Amorim, che le veline (potrebbe quindi non essere la realtà) volevano approvato da Krosche, e una buona rosa che anche se Modric si ritirasse dopo il Mondiale rimarrebbe da Champions League tranquilla. Non essendoci problemi finanziari, come certificato anche dalla UEFA, sarebbe una situazione gestibilissima anche dal Tare della situazione, senza bisogno di scienziati del calcio. Certo è che il nuovo head of football, come si chiama adesso il direttore tecnico, e il nuovo direttore sportivo saranno due che non hanno scelto l’allenatore e nemmeno il 90% dei giocatori. 

Anche il Frosinone smette di essere italiano, visto che da luglio la maggioranza del club passerà a Gamechanger 20, il fondo statunitense che fra le altre cose controlla l’Ipwich Town dal 2021. Il progetto? In attesa dell’annuncio ufficiale di Stirpe proviamo a indovinare: player trading, squadra giovane, ingaggi bassi, valorizzazione del brand. In questo caso escludiamo lo stadio perché il Frosinone ce l’ha già ed è anche un bello stadio. Mentre stiamo scrivendo queste righe, considerando l’immediato futuro del Frosinone e la transizione del Cagliari possiamo dire che nella Serie A 2026-27 soltanto 7 club su 20 avranno un azionista di controllo italiano: Juventus (con l’asterisco, perché Exor formalmente è una società di diritto olandese), Napoli, Sassuolo, Lazio, Lecce, Torino e Udinese. La facile previsione è che entro un anno saranno 5. 

stefano@indiscreto.net


 

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