Biscotti d'oro 

Il mondo ai sedicesimi, il progetto Lotito, la scommessa Gonçalo Ramos, il bilancio di Nico Paz
Biscotti d'oro 
© APS

Pubblicato il 29 giugno 2026, 14:19

I sedicesimi di finale sono appena iniziati con la vittoria del Canada sul Sudafrica, ma già si può dire che questo Mondiale nordamericano è un clamoroso successo di pubblico, con quasi 65.000 spettatori di media a partita e un tasso di riempimento degli stadi, fra l’altro tutti bellissimi, che sfiora il 100%. Impossibile però apprezzare la formula a 48 squadre, che con il ripescaggio di 8 delle 12 terze dei gironi ha dato un vantaggio enorme a chi ha giocato più tardi degli altri, con biscotti in certi casi anche spettacolari, come Austria-Algeria (e pensare che i nordafricani avrebbero potuto far pagare alla nazionale di Rangnick Gijon 1982), ma pur sempre biscotti. Detto questo, significativi il quasi en plein dell’Africa, con 9 squadre su 10 passate alla fase a eliminazione diretta, e il disastro dell’Asia, con 2 squadre (e una è l’Australia…) su 9 sopravvissute, mentre l’Europa tolte le corazzate non ha incantato: sfortunata la Turchia, impresentabili Scozia e Repubblica Ceca, poca cosa Bosnia e Svezia pur andate avanti. Se deve essere un festival del calcio meglio 64 squadre, ma ci hanno già pensato prima di noi: nel 2030, con 6 (!) nazioni ospitanti forse sarà già il momento. 

Fra le squadre italiane con il mercato semibloccato per motivi regolamentari la Lazio è un caso a sé, perché è probabile che entro la fine delle operazioni oltre ai vari Romagnoli, Basic, Pedro e Hysaj se ne vadano anche Gila, Provedel e Cancellieri. In altre parole il rischio per Gattuso è quello di trovarsi a guidare una squadra da lotta per la salvezza. Nemmeno chi conosce bene Lotito sa spiegare l’operazione Reggina, 5 milioni buttati in Serie D per un club di cui non gli importa niente, mentre è più facile spiegare la sua ostinazione nel tenersi la Lazio contro i tifosi (quelli normali, non gli ultras che anzi lui ha trattato nel giusto modo) e contro la realtà della Serie A americanizzata, in cui la differenza fra Europa League e retrocessione sta diventando sottile. I prezzi dei club stanno esplodendo, è chiaro che fra un anno una squadra di Roma, in Serie A, con ingaggi leggerissimi e tanti giovani, sarà un pezzo pregiato. In Serie A deve rimanerci, però.   

Dopo l’acquisto di Gonçalo Ramos, il più costoso nella storia del Milan, è fin troppo facile notare che un club senza un vero direttore sportivo finisce facilmente nell’orbita di un singolo procuratore, specialmente se potente come Jorge Mendes, che infatti sta proponendo altri suoi assistiti. Ma in realtà l’agente affari con il Milan ne ha sempre fatti, da André Silva in poi, anche quando i direttori sportivi veri c’erano, e altri ne farà: impensabile che i rossoneri riescano a vendere bene Rafael Leão senza la sua consulenza, visto che di Leão è stato agente ed è tuttora vicino alla famiglia. Il problema non è l’agente, tutti ne hanno uno e quando non ce l’hanno è anche peggio, ma spendere bene i soldi a disposizione. Chi al Milan ha deciso che 65 milioni per una riserva del PSG erano una cifra equa? Non c’è una formula matematica, ma soltanto sensibilità: scarti di lusso hanno fallito ma altri hanno fatto bene, da Lukaku a McTominay a Malen. 

I media fiancheggiatori dei grandi club, a volte soltanto per motivi editoriali (il 75% dei lettori(spettatori tifa per tre squadre), in particolare quelli del fronte interista, improvvisati cultori dello scudetto dei bilanci, si chiedono preoccupati come faccia il Como con il bilancio in rosso fisso a permettersi 60 milioni per un anno ulteriore di Nico Paz, con il Real Madrid che l’anno prossimo potrà ricomprarlo per 80. La risposta è semplicissima: finché il Como era fuori dalle coppe bastava che la famiglia Hartono ripianasse le perdite con suoi versamenti, come i ricchi di una volta (e anche di adesso, con varie triangolazioni), adesso che è nel grande giro a partire dal 2027 i suoi ultimi tre bilanci saranno nel mirino dell’UEFA. Per questa stagione quindi nessun problema: Suwarso potrebbe anche far firmare Mbappé e Haaland domani mattina, par la gioia pay di Hugh Grant e altri VIP in gita al lago. Per le prossime è verosimile che ci sarà un settlement agreement con la UEFA per un piano di rientro in realistici quattro anni, come accaduto ad altri e come sta per accadere di nuovo alla Juventus. Intanto il Real si sarà ripreso Nico Paz, creando una plusvalenza vera a cui aggiungere quelle dei tanti giocatori valorizzati dal Como, alcuni in maniera prevedibile, come Baturina e Perrone, ma altri come Jacobo Ramon in maniera clamorosa. Impossibile che, al di là dei premi Champions, il Como cominci a incassare soldi pesanti nel breve periodo a meno di inventarsi sponsorizzazioni farlocche modello PSG, quindi il suo soffitto di cristallo è decisamente più basso rispetto a quello dell’Atalanta della situazione. Però nel presente non sta facendo toccare palla a tanti. 

stefano@indiscreto.net


 

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

Messico 1986, il giorno in cui Maradona governò il caos

L'Argentina si fece rimontare due gol dalla Germania Ovest, sfiorò il tracollo e poi trovò la salvezza nell'unico uomo capace di vedere ciò che nessun altro vedeva. La finale che consacrò Diego oltre ogni statistica

I sedicesimi di finale ai Mondiali: democrazia del pallone o inflazione della massima rassegna calcistica planetaria?

I sedicesimi di finale cambiano il volto dei Mondiali 2026: il nuovo format con 48 nazionali rende la Coppa del Mondo più inclusiva, ma riapre il dibattito tra spettacolo, meritocrazia e valore della qualificazione