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1976, nasce la Juve del decennio
50 anni fa la rivoluzione bianconera dopo il 2° posto alle spalle del Toro. Arrivano un Trap giovanissimo, Benetti, Boninsegna. E vincono tutto

Nicola Calzaretta
Pubblicato il 5 luglio 2026, 12:00 (Aggiornato il 5 luglio 2026, 13:54)
Ugo Locatelli. Campione del mondo nel 1938, alla Juventus prima da giocatore, poi come dirigente del vivaio. La rivoluzione bianconera che matura sul finire della stagione 1975-76 parte tutta dal suo pensionamento: “La Juventus F.C. comunica che il sig. Ugo Locatelli, attuale responsabile del settore giovanile, lascia l’incarico per raggiunti limiti di età (…). Nel precisare che la società continuerà ad avvalersi della sua preziosa opera di consulenza, comunica che alla direzione del settore giovanile verrà trasferito il sig. Cestmir Vycpalek. A sostituire il sig. Vycpalek nella sua attuale funzione di direttore dei servizi tecnici è stato destinato il sig. Carlo Parola. Le funzioni di allenatore della prima squadra verranno affidate per la stagione 1976-77 al sig. Giovanni Trapattoni, che sarà coadiuvato dal sig. Romolo Bizzotto”. Questo è il testo del comunicato ufficiale della Juventus. Un domino che parte da lontano e che segue il sistema vaticano del “promoveautur ut admoveatur” e che vorrebbe far intendere che Giovanni Trapattoni siederà sulla panchina della società più gloriosa d’Italia perché Locatelli va in pensione. E vabbè.
La stagione 1975-76: il fallimento che porta alla rivoluzione della Juventus
Tornando alla vera natura dei fatti, è successo che l’annata 1975-76 si è chiusa con “zero tituli” per la Juventus. Il secondo posto in campionato, dietro ai cugini del Toro, dopo aver scialacquato un vantaggio di 5 punti, ha lasciato il segno. Aria pesante, tifosi in subbuglio e necessità di una poderosa svolta. Pagano, seppur per motivi diversi, il capitano Pietro Anastasi e il regista Fabio Capello, il loro addio al bianconero è certo. Salta anche la panchina di Carlo Parola. Resta al comando il presidente Giampiero Boniperti, che allontana da sé le voci di un possibile passaggio di consegne con il pupillo dell’Avvocato, Luca Cordero di Montemezolo, che ha vinto molto in Ferrari. I tempi non sono maturi, e poi siamo pur sempre in casa Fiat. Non c’è spazio per i cambiamenti così radicali e Boniperti merita la prova d’appello, negli ultimi cinque anni la sua Juve ha vinto tre scudetti.

Perché Boniperti sceglie Giovanni Trapattoni come allenatore
La prima casella da riempire è quella del tecnico. La giostra del toto-nomi è già in moto dalla fine del campionato. Si parla, tra gli altri, degli esperti Nils Liedholm e Bruno Pesaola, ma anche dell’outsider Eugenio Bersellini e perfino della soluzione interna rappresentata da Romolo Bizzotto. Boniperti invece, memore dell’esperienza di sei anni prima con Armando Picchi (finita anzitempo per la precoce scomparsa del tecnico livornese) punta dritto su un giovane. C’è necessità di freschezza, di idee nuove e di respiro internazionale. L’occhio cade per l’appunto su Giovanni Trapattoni, 37 anni, tre stagioni tribolate con il Milan nel suo breve curriculum da allenatore: ora assistente di Nereo Rocco, ora vice di Gustavo Giagnoni, per un po’ titolare della panchina rossonera, ma adesso desideroso di una storia tutta sua. Prima è stato un buon mediano, vincendo molto a fianco di Gianni Rivera. Ha giocato anche in Nazionale: lui debuttava, Boniperti chiudeva: «Ho giocato con Trapattoni una sola volta in azzurro - ricordò anni fa il presidente bianconero -. Ho visto ‘sto ragazzo e mi è piaciuto. Serio, pratico, intelligente, con un grande senso del dovere. L’ho seguito nei suoi primi passi da tecnico al Milan con Rocco».
L'accordo con Trapattoni e il ruolo decisivo di Boniperti
C’è un problema, però. Trapattoni è già in parola con l’Atalanta (che gioca in Serie B). Interviene allora il giornalista de “La Stampa” Angelo Caroli che negli anni Cinquanta è stato compagno di squadra alla Juve di Boniperti e che ha informazioni di prima mano. Telefona al biondino, gli dice di aspettare perché qualcosa di grosso si sta muovendo in Galleria San Federico (la sede della Juventus). Ecco ancora il racconto di Boniperti: «Trapattoni aveva già un’intesa con l’Atalanta e quando l’ho chiamato è stata la prima cosa che mi ha detto. Ho telefonato al presidente Bortolotti, mio grande amico:

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