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Materazzi 2030

Stefano Olivari
Pubblicato il 9 luglio 2026, 12:11
I 20 anni del Mondiale vinto dall’Italia di Lippi sono stati in generale il pretesto per un disfattismo di maniera, del genere ‘Non ci sono più i talenti di una volta, quelli che imparavano a dribblare nel calcio di strada’, dimenticando che quella Nazionale si basava fondamentalmente su una fase difensiva pazzesca, superiore a quella dell’Italia del 1982, ma costruiva pochissime occasioni comcretizzandole però quasi tutte (12 gol come gli azzurri di Bearzot), tanto è vero che il capocannoniere azzurro del Mondiale fu Materazzi con 2 (!) gol, così come Toni. Un Materazzi peraltro titolare per caso, dopo l'infortunio di Nesta contro la Repubblica Ceca, un Materazzi che giocò soltanto due partite complete /semifinale e finale). La chiave di tutto furono i 2 gol subiti in 7 partite, l’autogol di Zaccardo contro gli Stati Uniti e il rigorino concesso alla Francia in finale per un fallo di Materazzi su Malouda che oggi difficilmente supererebbe lo scoglio del VAR. Insomma, davanti a Buffon non c’era soltanto un Cannavaro al top (la semifinale di Dortmund contro la Germania la partita della vita) ma una squadra in cui tutti facevano il loro, architetti (Pirlo) e operai, con Totti al 50% e gli attaccanti a girare quasi sempre a vuoto. Cosa vogliamo dire? Che 11 giocatori di quel livello, con un allenatore bravo, ci sono anche oggi e ci saranno nel 2030. Anche se dirlo mentre guardiamo il Mondiale degli altri fa un po’ ridere. Però se riteniamo di non poter mettere in campo fra quattro anni giocatori del livello di Materazzi e Grosso tanto vale non disputare nemmeno le qualificazioni.
Dopo quattro anni di controllo, almeno formale, del Milan Gerry Cardinale ha messo la faccia, la sua e non quella di Ibrahimovic, sulla costruzione di una squadra presentando lui stesso Amorim e lanciando proclami da proprietario italiano, categoria in Serie A in via di estinzione (7 su 20, ormai). Gonçalo Ramos e Gila in una rosa già buonissima, difesa esclusa, che Allegri fino a marzo stava per portare in Champions fischiettando, sono il segno che qualcosa di profondo è cambiato e non soltanto perché l’UEFA ha liberato le mani al Milan, come del resto ha fatto anche con l’Inter. Si può dire che con quattro anni di ritardo Cardinale abbia capito il calcio europeo, dove non puoi vivacchiare e se lo fai devi comunque fingere di avere grandi ambizioni. Da qui a vincere lo scudetto il cammino è lungo, ma i tifosi non vogliono a luglio sentir parlare di player trading e progetti a lunga scadenza.
Il primo vero colpo di Carnevali per la Juventus è l’ingaggio di Massara come capo dell’area sportiva, facendo tesoro degli errori (fatti da altri) del passato: perché nel 2026 i giocatori possono arrivare da ogni parte del mondo, ma i dirigenti devono conoscere in profondità la realtà politico-sportiva del paese in cui operano, al di là dello scouting che oggi è davvero uguale per tutti. Le stesse informazioni sono a disposizione di ogni club e quindi molto più di ieri la differenza la fanno i rapporti personali. Soprattutto quando il vero problema è quello delle cessioni: da giocatori con un discreto mercato come Cambiaso, Bremer e Thuram a casi difficili come Di Gregorio, Douglas Luiz, Koopmeiners, David e Openda, fino a nomi che sembrano provenire da un passato lontanissimo come Arthur e Milik. Aspettando l’uscita di scena di Modesto, è interessante anche il ridimensionamento di Chiellini, wannabe Boniperti, allontanato dalle questioni di campo e diventato Chief Club Affairs Officer, qualsiasi cosa voglia dire.
Il futuro dell’Inter si gioca un po’ sul mercato, dove per il momento Marotta e Ausilio non stanno toccando palla, e molto con i magistrati ordinari e sportivi, visto che la chiusura delle indagini su Arbitropoli è prevista per fine luglio. All’ex designatore Rocchi sono state contestate, da parte dei magistrati, altre scelte (o non scelte) per quanto riguarda tre partite con l’Inter in campo e senza fare i giuristi di Google bisogna dire che per quanto riguarda il campionato protestare e fare pressioni per non avere arbitri sgraditi è uno sport diverso dal fare le designazioni di concerto con i vertici arbitrali. Il primo, pur censurabile, è praticato da tutti e addirittura secondo la mentalità italiana fa parte del bagaglio del buon dirigente, il secondo può in linea teorica portare a squalifiche e retrocessioni. Da ricordare, visto che sembra il ventennale di tutto, che per l’illecito sportivo non serve che i risultati siano poi stati effettivamente alterati ma può bastare un comportamento sistematico. Inutile comunque fare congetture adesso, quando l'unica certezza è che la carriera di Rocchi è stata rovinata. Vedremo se ingiustamente, per una faida interna all'AIA, o no: per questo pensiamo che la vicenda non si concluderà a metà strada come di solito avviene, ma avrà vincitori e vinti.
stefano@indiscreto.net
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