Troppo talento per Mancini

La fioritura di giovani italiani, la Fiorentina rivoluzionata, la lettera di Lotito, i record di Dragoni e Caruso
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Troppo talento per Mancini
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Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 25 agosto 2026, 14:24 (Aggiornato il 25 agosto 2026, 12:34)

La narrazione sui giovani italiani va a giorni alterni: ieri nessuno era degno di giocare nemmeno in Serie C, oggi invece una fioritura di talenti fra i quali Mancini ha soltanto l’imbarazzo della scelta. Un calderone che mette insieme chi si è formato calcisticamente in Italia (Cissé, Romano, Mout, Fini, Inacio, Kouadio in parte anche Mané, Reggiani e Palma), per non citare i soliti Pio Esposito, Camarda e Pisilli, e chi al calcio italiano non deve niente come ad esempio Chiarodia o Koleosho. Non crediamo che il figlio di Robinho, già stellina del Santos, possa preferire l’Italia al Brasile, ma certo è che Mancini non ha alcuna remora nel fare campagna acquisti, come la sua precedente gestione ha dimostrato.  

L’unica squadra della Serie A davvero rivoluzionata è quella uscita peggio dal primo turno del campionato. La Fiorentina versione Paratici in attesa di risolvere la questione Kean che all’Olimpico è entrato con la Roma già sul 3-0, è un cantiere aperto ed è quindi presto per giudicare il lavoro di Grosso, al netto delle singole scelte (João Mario a sinistra su tutte), dell’ennesimo errore arbitrale (la manata di Hermoso a Mastantuono, che avrebbe dovuto far annullare il primo gol di Malen) scambiato per arbitraggio all’inglese, e di un atteggiamento inaccettabile.

La lettera di Lotito ai tifosi della Lazio ha portato bene alla squadra di Gattuso, uscita vincitrice dal Dall’Ara grazie a Mandas e Frattesi, ma dubitiamo che nelle partite in casa l’ambiente possa migliorare a breve termine. Eppure nonostante tutto, a partire dal mercato inesistente, fatto solo di prestiti e giocatori a fine contratto, la Lazio è una squadra da centroclassifica tranquillo, dietro alle sette che fanno le coppe europee ed anche a Bologna e Fiorentina. Lotito non vuole vendere nemmeno per scherzo, a differenza di Cairo che ogni tanto si toglie un po’ di pressione mostrandosi disponibile, ma questa torinizzazione di un club che con lo stesso Lotito è arrivato più volte in Champions è difficile da vendere a tifosi e media. Anche a quelli in buona fede.

In pochi giorni battuto due volte il record per i trasferimenti di una calciatrice italiana: dopo Giulia Dragoni dal Barcellona al Chelsea per 500.000 adesso Arianna Caruso dal Bayern Monaco al Chelsea per 600.000. I nomi delle squadre spiegano molto ma non tutto, diversamente una Serie A italiana con la Roma campione, la Juventus, l’Inter, il Milan, il Napoli (che però come azionariato non c’entra con il club di De Laurentiis), eccetera, dovrebbe almeno suscitare la curiosità del pubblico del calcio maschile. Evitiamo però di schiacciare il tasto ‘esterofilia’ perché senza il doping di alcune partite a Stamford Bridge il Chelsea Women gioca di fronte a una media di 3.357 spettatori, mentre il Real Madrid Femenino è sui 2.500. Prima in Italia, anche come tifosi, è la Roma con circa 1.600 a partita al Tre Fontane. Insomma, non bisogna confondere la dignità e il valore delle calciatrici, uguali a quelli di Messi, Bellingham e Haaland, con il successo commerciale del calcio femminile, a livello professionistico ancora nel 2026 tenuto in vita artificialmente.

stefano@indiscreto.net
 

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