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Quarant'anni di Udinese

Stefano Olivari
Pubblicato il 4 novembre 2026, 18:45 (Aggiornato il 5 nov 2026 alle 08:46)
La domanda post Runjaic, ma valeva anche con Runjaic, è semplice: l'Udinese vuole tornare a essere una squadra che prova a conquistare l'Europa oppure considera ormai un successo il semplice fatto di restare in Serie A? Per anni la risposta è stata meno scontata di quanto sembri. L'Udinese ha avuto ambizioni autentiche, non soltanto dichiarazioni di circostanza. Ha investito, ha costruito squadre competitive, ha affrontato le grandi senza complessi di inferiorità. Il terzo posto del 2011-12 non fu un miracolo isolato, ma il risultato di un'organizzazione che funzionava. Negli ultimi anni, invece, il club sembra aver progressivamente ridotto il proprio orizzonte. Il decimo posto del 2025-26, con 50 punti, era stato un risultato incoraggiante. Ma arrivava dopo stagioni nelle quali la priorità era diventata soprattutto evitare guai, senza riuscire a trovare una vera continuità tecnica.
C'è anche un'altra questione, quella della proprietà. Gianpaolo Pozzo ha 85 anni e la gestione operativa è passata sempre più al figlio Gino, che segue da tempo le strategie sportive e societarie. La famiglia ha anche sviluppato il progetto internazionale attraverso il Watford, acquistato nel 2012 e oggi in Championship. Nel maggio 2026, in occasione del suo compleanno, Pozzo aveva dichiarato di voler tornare in Europa, prendendo proprio l'Atalanta come esempio e ammettendo la possibilità di accogliere qualcuno disposto a sostenere un progetto più ambizioso. Aveva anche detto che Runjaic avrebbe proseguito il proprio lavoro, ma nel calcio le parole invecchiano presto. L'altroieri, rispetto a quando scriviamo queste righe, l'Udinese ha ufficializzato l'esonero: la sconfitta interna per 2-5 contro la Roma, dopo il pareggio di Parma, ha chiuso un'esperienza che durava dall'estate del 2024. I numeri non lasciano molto spazio alle interpretazioni: 5 punti nelle prime 10 giornate, diciannovesimo posto, il peggior avvio della storia del club nell'era dei tre punti a vittoria. Soltanto un'altra Udinese, quella del 1961-62, aveva fatto peggio nel campionato a girone unico.
Detto che Runjaic ha complessivamente fatto bene, con dodicesimo e un decimo posto, è un esonero che che ci può stare solo se non si pensa all'ultimo calciomercato, con le cessioni di Kristensen all'Atalanta e di Atta alla Fiorentina. Non due comprimari, rapportati all'Udinese. Quanto agli arrivi, i rientri dai prestiti di Palma, Abankwah ed Ebosse non hanno avuto alcun impatto positivo, così come Unai Gomez e Chakvetadze. In questo quadrro Zanetti ci sembra una scelta dettata dall'emergenza (significativo il contratto brevissimo, da traghettatore), anche se lui ha già dimostrato all'Empoli e al Verona di poter fare bene in A con poco. E quindi? Non da oggi l'Udinese sembra un club in vendita.
stefano@indiscreto.net
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