Il West Ham cerca casa a Londra

Patrizio CacciariPatrizio Cacciari

Pubblicato il 13 dicembre 2017, 15:52 (Aggiornato il 15 dic 2017 alle 16:51)

L'ultima fu indimenticabile: 3-2 al Manchester United e settimo posto consolidato in classifica. Era il 10 maggio 2016, il West Ham dopo quella partita non avrebbe più giocato al Boleyn Ground, più conosciuto come Upton Park, storica casa degli Hammers per più di cento anni. La società aveva un progetto piuttosto ambizioso: risanare il bilancio del club con la vendita dello stadio e spostarsi all’Olympic Stadium, costruito per le Olimpiadi di Londra nel 2012 e successivamente ristrutturato per renderlo adatto a ospitare una squadra di calcio.

Lasciare la propria casa per i tifosi del West Ham è stato un trauma. La passeggiata lungo Green Street, le birre al "Queens", l'omaggio alla gloriosa statua di Bobby Moore, Geoff Hurst e Martin Peters, campioni Irons che contribuirono alla vittoria della Coppa del Mondo del 1966, abitudini difficili a cui rinunciare. L'inno "I'm forever blowing bubbles" e le bolle a inizio partita ci sono ancora, ma sul campo come sta andando? Nell'ultima stagione al Boleyn Ground il West Ham è arrivato settimo in Premier League con 62 punti: 9 vittorie, 7 pareggi e solo 3 sconfitte, il ruolino di marcia casalingo. L'anno dopo, il primo al London Stadium (nuovo nome per l'Olympic), non è andato meglio: undicesimo posto in classifica con 45 punti, 7 vittorie, 4 pareggi e 8 sconfitte casalinghe. Nella stagione in corso le cose stanno andando ancora peggio: il West Ham è penultimo in classifica dopo 17 giornate, nonostante la prestigiosa vittoria di misura sul Chelsea e il pareggio a reti bianche con l'Arsenal, entrambe in casa nel giro di quattro giorni.

Da dove arrivano tutte queste difficoltà casalinghe? Le prime sono state di tipo logistico, con tifosi e staff che ci hanno messo un po' ad abituarsi ai nuovi mezzi di trasporto e ai nuovi parcheggi. Un altro problema, all'inizio sottovaluto, riguarda una questione ambientale "cromatica": intorno al rettangolo di gioco insiste una pavimentazione color verde che disorienta i calciatori, di fatto aumentando la percezione di distanza dagli spalti. Un problema che il West Ham vorrebbe risolvere intervenendo con dei lavori. Ma chi è il proprietario dello stadio? Qui entriamo nel terzo e (forse) più grave problema. La struttura appartiene al Comune di Londra e l'accordo strappato dal club con la precedente amministrazione di Boris Johnson è davvero conveniente (per gli Hammers): solo 2,5 milioni di sterline all'anno per 25 eventi. Il 1° dicembre scorso però l'attuale sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha annunciato di aver preso il controllo sulla gestione dello stadio che secondo uno studio dell'agenzia "Moore Stephens" ha perdite economiche in procinto di superare i 24 milioni di sterline nella stagione sportiva in corso. Un deficit dovuto a un piano aziendale che si starebbe rivelando inadeguato.

Nonostante gli oltre 50 mila abbonati, c'è qualcosa che non torna. Mark Walker, presidente dell'Associazione dei sostenitori indipendenti del West Ham, dice che i tifosi non riescono ad abituarsi al nuovo stadio, ma questo dipende anche dalle mancate promesse del club: «Sentiamo di non essere all'altezza. L'idea era quella di avere uno stadio più grande per attirare più fan, ma se non arrivano i risultati sportivi è difficile». Le vittorie non ci sono, e da quel che sembra nemmeno il feeling e quella vecchia atmosfera british che tanto successo ha avuto al cinema e nella letteratura sportiva (vi consigliamo il film "Green Street Hooligans" di Lexi Alexander e il libro "Congratulations, You Have Just Met the I.C.F." dello storico capotifoso Cass Pennant). Cosa accadrà se il sindaco di Londra dovesse decidere di rivedere gli accordi? Il West Ham avrebbe la forza per sostenere una spesa maggiore? L'unica certezza è che indietro non si può più tornare. Boleyn Ground non esiste più, al suo posto solo tanti ricordi sepolti dalle macerie.

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