Deschamps c'è sempre

La Francia ha fermato la straordinaria corsa mondiale del Marocco, conquistando la finale contro l'Argentina. Merito di un gruppo di giocatori così vasto da poter gestire qualsiasi infortunio, ma anche di un allenatore sottovalutato...

Deschamps c'è sempre
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 14 dicembre 2022, 23:06

Francia e Argentina si giocheranno domenica quella che per entrambe sarebbe la terza Coppa del Mondo della loro storia. La Francia ha raggiunto la squadra di Scaloni dopo una semifinale ad altissima intensità contro il Marocco: non per i motivi politici, storici o etnici mille volte ricordati, ma perché il Marocco è stato alla pari dei campioni in carica pur dovendo cambiare pelle dopo il veloce 0-1 subito. E come a volte accade ai pugili imbattuti, è proprio in occasione della prima sconfitta che si scopre la loro dimensione. E la dimensione del Marocco di Regragui, che poi è anche quello di Halihodzic (esonerato in agosto perché aveva contro Zyiech, Mazraoui e altri), è da nazionale europea di medio valore, che in determinate condizioni può battere tanti e dare fastidio a tutti.

È andata così con Croazia, Belgio, Spagna, Portogallo e anche tutto sommato con la Francia, andata in vantaggio al 5’ con una prodezza di Theo Hernandez. Proprio il milanista ha ben rappresentato la partita dei Bleus: propositivo nel primo tempo, gestore nel secondo. Certo nei primi 45’ la Francia avrebbe potuto chiuderla due volte con Giroud, palo e poi occasione divorata, per poi rischiare grosso su un’azione da calcio d’angolo, con rovesciata di El Yamiq sul palo alla destra di Lloris.

Nel secondo tempo il Marocco ha creato diverse situazioni pericolose, mantenendo sempre l’iniziativa, ma nessuna occasione enorme. Mbappé ha regalato qualche accelerazione delle sue e spesso è stato preso a calci, nell’indifferenza del mediocre Ramos, contestato anche dal Marocco per la sua valutazione data al contatto fra Boufal e Theo Hernandez in area francese. Il Marocco ha pressato ma la Francia non ha perso la testa: enormi le partite di Konaté in difesa e del nuovo Griezmann come uomo di raccordo (magari finirà la carriera giocando alla Pirlo). Da un dribbling insistito di Mbappé è arrivato il secondo gol francese, primo pallone toccato da Kolo Muani, appena entrato al posto di Giroud.

Nel finale il Marocco si è divorato un paio di occasioni ed in definitiva ha mostrato tutto il suo valore anche contro la squadra per lui peggiore, con quella fisicità mancata ad esempio a Spagna e Portogallo. Sarà ricordato come la prima africana ad arrivare in semifinale ad un Mondiale, con un’interpretazione estensiva del concetto di africana (14 su 26 nati e cresciuti all'estero), e non sarà una meteora, soprattutto se continuerà a trovare avversarie senza centravanti.

Adesso la Francia, applaudita a Doha anche da Macron, può sognare il secondo titolo consecutivo come l’Italia del 1938 e il Brasile del 1962, con Mbappé nelle vesti di Meazza e Pelé (facciamo Garrincha, visto che Pelé si infortunò nella partita con la Cecoslovacchia nel girone). Con possibilità di ulteriore consacrazione individuale, visto che la finale andrà a giocarsela da capocannoniere, 5 gol come Messi mentre Giroud e Julian Alvarez ne hanno 4 a testa. Certo la Francia dell’ultimo quarto di secolo è la vera grande d’Europa, senza se e senza ma. E nelle tre occasioni in cui ha vinto (Mondiali 1998 e 2018, Euro 2000) Deschamps c’era. In Francia molti dicono che abbia in canna le dimissioni dopo il Mondiale vinto, alla Jacquet, per rimanere per sempre un padre della patria calcistica. Ma lo è già.

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