Perché Ancelotti non è riuscito a salvare il Brasile

L’eliminazione contro la Norvegia riapre il dibattito sulla crisi della Seleção: il problema non è il commissario tecnico, ma una Nazionale che da oltre vent’anni non produce più un ciclo vincente

Perché Ancelotti non è riuscito a salvare il Brasile
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Alberto Dandolo/EdipressAlberto Dandolo/Edipress

Pubblicato il 6 luglio 2026, 18:51

Lo avevano assunto convincendolo a lasciare il Real Madrid, che faceva parte della sua vita, e pensando di aver risolto in un attimo tutti i problemi del Brasile. In realtà i dirigenti della Federazione verdeoro sono andati a sbattere nel muro, proprio come l’ultimo allenatore italiano che ha lasciato il Mondiale dopo Montella e Cannavaro. Fuori agli ottavi, uno dei peggiori risultati della storia e per di più contro la Norvegia, cioè una Nazionale che i sudamericani non hanno mai battuto nei cinque confronti diretti. La doppietta di Erling Haaland, a New York, ha cancellato i sogni di chi pensava che sarebbe stato sufficiente prendere uno degli allenatori più vincenti della storia per cambiare identità. Cinque Champions e – unico al mondo – cinque titoli nei campionati più importanti d’Europa: Serie A, Liga, Premier, Bundesliga e Ligue 1. Chi c’era di meglio di Carletto per riprendere un discorso interrotto nel 2002 quando il Brasile vinse il suo ultimo Mondiale in Corea e Giappone battendo la Germania in finale con una doppietta di Ronaldo?

 

 

 

 

La crisi del Brasile viene da lontano

E invece nemmeno Ancelotti era in possesso della bacchetta magica e così è affondato come era capitato agli altri suoi colleghi. Il Brasile non riesce più a dominare contro le Nazionali più forti d’Europa, come dimostrano i dati: fuori nel 2006 contro la Francia, nel 2010 contro l’Olanda, nel 2014 contro la Germania con un clamoroso 1-7 nel Mondiale di casa, nel 2018 con il Belgio, nel 2022 con la Croazia e negli Usa contro la Norvegia che aveva umiliato anche l’Italia prima di Spalletti e poi di Gattuso nel girone di qualificazione. «Questa eliminazione fa male eppure vi dico che è solo l’inizio di un nuovo ciclo» ha dichiarato Carlo Ancelotti dopo l’eliminazione agli ottavi, quando a Rio è iniziato il processo di critici e tifosi di fronte al quale la Federazione dovrà resistere. Sì, perché Carletto ha appena firmato un contratto fino al Mondiale del 2030 proprio per riaprire un ciclo dopo la disfatta. Nessuno, comunque, riteneva di vincere il titolo ma nessuno pensava che il Brasile sarebbe uscito così presto.

 

 

 

 

Il Brasile del 2002 aveva Ronaldo, questo solo Vinicius

Il tecnico di Reggiolo pensava di salvarsi convocando Neymar, contro tutto e contro tutti, ma in realtà l’asso del Santos, uscito dal grande giro ormai da anni, ha lasciato il segno solo litigando con il portiere Nyland dopo il rigore dell’inutile 2-1 contro la Norvegia. Anzi, quando è entrato l’ex Barça, se la vogliamo dire tutta, il Brasile era ancora sullo 0-0, aggrappato al suo sogno. Due colpi di Haaland, invece, sono stati letali per lo stesso Neymar e per Ancelotti, messo sotto accusa per aver lasciato a casa Joao Pedro, centravanti del Chelsea, apparso a tutti in stagione più in forma di Cunha. E se pensiamo a questi giocatori, si può capire subito perché neanche l’allenatore italiano poteva fare i miracoli. L’ultimo Brasile, quello del quinto titolo, poteva giocare con Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho. Questo aveva solo Vinicius, un velocista immarcabile, ma non un giocatore che può vincere le partite da solo come al Mondiale hanno dimostrato di essere Messi, Haaland, Kane e Mbappé. 

In America si è esaurito un ciclo perché nel 2030, cioè 28 anni dopo la quinta stella, non ci saranno più colonne come Alisson, Marquinhos, Danilo, Casemiro e Alex Sandro: la speranza di Ancelotti è che nasca un altro Ronaldo, deluso in tribuna a New York da quello che ha combinato il Brasile contro la Norvegia. D’altronde la Nazionale verdeoro nel suo girone di qualificazione riservato al Sudamerica era arrivata quinta, peggior risultato della storia, a oltre 10 punti dall’Argentina. E da Qatar 2020 l’allenatore italiano è stato il quarto a prendere una panchina dove avevano fallito Menezes, Diniz e Dorival: può essere solo colpa di Ancelotti? Noi crediamo di no.

 

 

 

 

 

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