Allarme, mi si sono ristretti i gol

Rispetto allo scorso campionato mancano 51 reti: 922, erano 973. E il capocannoniere per la prima volta dal 2005 resta sotto quota 20 - L'articolo è uscito sull'edizione cartacea di Luglio 2026 

Allarme, mi si sono ristretti i gol

Alberto PolverosiAlberto Polverosi

Pubblicato il 27 giugno 2026, 16:00 (Aggiornato il 27 giugno 2026, 15:57)

In dodici mesi ci siamo mangiati 51 gol. Sono spariti dalla casella delle reti segnate in questo campionato. Una stagione fa erano 973, quest’anno si sono fermati a 922. È il dato peggiore degli ultimi anni, se lo confrontiamo con quello del 2021-22 la Serie A segna un rosso pesantissimo di 167 gol, allora erano 1.089. Per la prima volta dal 2004-05, quando il campionato si è allargato a 20 squadre, il nostro capocannoniere non ha raggiunto quota 20: Harry Kane, in Bundesliga, ha segnato più del doppio di Lautaro Martinez. Non solo, anche quando la Serie A era a 18 squadre, la cifra più bassa dei capocannonieri (Van Basten nell’89-90 e Vialli nel 90-91) era arrivata a 19 reti, due in più dell’attaccante interista. Sono numeri che devono preoccupare il calcio italiano. Da tempo siamo all’ultimo posto nei cinque grandi campionati d’Europa, lo dicono i risultati delle nostre squadre nelle coppe e quelli della Nazionale, ma non possiamo rassegnarci a questa carestia di reti. Il gol è l’essenza del gioco del calcio. Ci si può divertire anche di fronte a uno 0-0, ma fino a un certo punto. Come canta Ligabue, «chi si accontenta gode così così». Italia-Germania, semifinale mondiale di Messico ’70, sarebbe mai diventata «el partido del siglo» se fosse finita 1-0 al 90’ e non 4-3 al 120’? Stiamo perdendo gol e sta diminuendo lo spettacolo.

 

Il crollo di Atalanta, Lazio e Fiorentina

 

Dobbiamo essere grati a Inter e Como se il calo non è stato ancora più pesante. Sono le due squadre che hanno un bel segno più rispetto al campionato scorso. Nonostante Lautaro non abbia toccato i 20 gol, Chivu ha portato a segno tutta la squadra facendo salire il numero delle reti da 79 a 89 e lo stesso ha fatto Fabregas con un +16 mentre un suo giocatore, il greco Douvikas, è finito al secondo posto nella classifica dei bomber. Ci sono però tre squadre che hanno trascinato la Serie A verso il baratro. Sono Atalanta, Lazio e Fiorentina, in tre hanno perso 66 gol rispetto alla stagione precedente. Il tonfo è dell’Atalanta di Juric prima e Palladino poi. Non è stata capace di trovare una soluzione al dopo-Retegui, facendo un conto rapido alla Dea mancano proprio i gol segnati dall’italo-argentino. 

In questa classifica alla rovescia segue la Lazio con -20. Nel campionato scorso aveva tre rappresentanti fra i primi venti marcatori, Pedro e Castellanos con 10 gol, Dia con 9. Quest’anno, col mercato bloccato e la cessione di Castellanos a gennaio, nei primi venti non c’è traccia di laziali. Il trio dei sofferenti è chiuso dalla Fiorentina che, oltre a pagare la pessima stagione di tutta la squadra, ha potuto contare su un Kean solo a mezzo servizio: l’anno scorso era finito al secondo posto dei cannonieri con 19 gol, quest’anno si è fermato a 8. Male anche il Parma (-16) e il Bologna (-8).

 

Centravanti al buio

 

Nel campionato scorso l’esplosione di Retegui aveva sorpreso tutti. Venticinque gol con l’Atalanta che non ha resistito ai milioni degli arabi e l’ha spedito in un campionato povero di calcio, ma ricco per l’Iban di Mateo. I centravanti che lo hanno sostituito, Krstovic e Scamacca, in due non sono arrivati alla quota dell’italo-argentino fermandosi a 20 gol, 10 ciascuno. Quattro reti in meno anche per Marcus Thuram e non sono tante le 11 di Højlund che aveva iniziato con numeri più incoraggianti. Le sorprese sono quelle di Douvikas e soprattutto di Malen che, arrivato a gennaio, di gol ne ha fatti 14 conquistando il secondo posto.

 

La crisi del 9 italiano

C’era una volta l’italiano Ciro Immobile, quattro volte vincitore della classifica dei cannonieri di Serie A. La prima nel 2013-14 col Torino (22 gol), le altre con la Lazio nel 2017-18 (29 come l’interista Icardi), nel 2019-20 (36!) e nel 2021-22 (27). Negli ultimi quattro anni solo un altro italiano, Moise Kean, è arrivato sul podio con le 19 reti del campionato scorso, mentre nelle ultime dieci stagioni, a parte Immobile, soltanto Quagliarella (con 26 gol nella Sampdoria) ha vinto la classifica nel 2018-19, mentre Belotti (con 26 reti nel Torino) è arrivato terzo nel 2016-17. Se vogliamo inserire in questa categoria anche gli oriundi, possiamo mettere dentro i 25 gol di Retegui nella scorsa stagione. Questa è la nostra realtà che anno dopo anno è sempre più triste. Tuttavia dobbiamo e possiamo guardare il futuro con un briciolo di speranza in più. Kean è rimasto fuori a lungo per un infortunio alla caviglia, ma se resterà in Italia potremo di nuovo contare sul centravanti viola. E più di lui, forse, potremo sorprenderci con Pio Esposito, anche se nell’Inter, con Lautaro e Thuram davanti, lo spazio è ridotto.

 

In Europa segnano tutti di più

 

Se guardiamo il giardino degli altri, allora sì che andiamo giù. In Bundesliga, campionato a 18 squadre, sono stati segnati 990 gol. Volendo si può anche pensare che il dato sia dopato dai 122 gol dell’armata Bayern Monaco, ma anche in Serie A c’è una squadra che domina, l’Inter, che ha segnato 30 reti in meno dei bavaresi, e poi Kimmich e compagni appartengono comunque al campionato tedesco. Le 990 reti portano a una media di 3,23 gol a partita, la nostra è di 2,42, quasi un gol in meno a partita.

Conteggiando Bundesliga, Liga spagnola, Ligue 1, Premier League, Liga portoghese, Super Lig turca ed Eredivisie olandese noi siamo saldamente all’ultimo posto. Senza spettacolo, senza campioni e senza gol, ci vogliamo svegliare sì o no?

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