Paco Casal, l’intramontabile super-agente

Uomo di calcio dal potere assoluto capace di giocare su più tavoli. Non intermedia il mercato: lo crea. I tanti uruguaiani lanciati in Serie A. L'articolo è uscito nell'edizione cartacea del numero di Luglio 2026 

Paco Casal, l’intramontabile super-agente

Pippo RussoPippo Russo

Pubblicato il 29 giugno 2026, 20:04

Ci sono le perifrasi e gli esempi pratici. Da una parte, le formulazioni (anche involute) per definire ciò che vogliamo spiegare; dall’altra, il riferimento immediato che comunica immediatamente il concetto. Così avviene nel caso del profilo di super-agente, cioè il profilo dominante nell’odierna economia del calcio globale altamente finanziarizzata. Lo si può descrivere con ricorso a una formula interminabile, che rischia di essere troppo dettagliata ma anche di esserlo troppo poco. O altrimenti ci si può limitare a fare un nome e un cognome: Paco Casal. Va da sé che la seconda soluzione è più efficace e non soltanto per questione di comodità. Perché davvero Francisco “Paco” Casal vede disegnare perfettamente intorno alla propria silhouette le caratteristiche dell’uomo di calcio dal potere assoluto, capace di giocare su più tavoli facendo in modo che diventino uno solo. Uno di quei soggetti che il mercato non lo intermediano, bensì lo creano.

 

Tra Uruguay e Brasile

 

Classe 1954, nativo di San Paolo del Brasile, Casal si sposta in Uruguay assieme alla famiglia quando non ha ancora compiuto un anno di vita. Cresce a pane e calcio, cominciando a prendere confidenza col campo da gioco professionistico facendo da raccattapalle quando è ancora ragazzino. In quel tempo è già tesserato dal club del Defensor Sporting, dove cresce e giunge a esordire in prima squadra nel ruolo di laterale destro. Dopo che avrà appeso le scarpe al chiodo e intrapreso la carriera da agente, dirà di essere stato un calciatore mediocre. Un giudizio su se stesso che forse è soltanto un modo per schermirsi, se è vero che comunque è stato chiamato a giocare nella Liga spagnola quando aveva soltanto 19 anni. A portarlo in Europa è l’Atlético Madrid, che successivamente lo cede al Racing Santander. Come riferito dalle note biografiche del sito personale, la sua carriera spagnola si ferma soprattutto per ragioni extra-agonistiche. Il fatto di possedere un passaporto spagnolo, che era stato un vantaggio al momento di trasferirsi in Europa, si trasforma in uno svantaggio perché comporterebbe che egli presti servizio militare nelle forze armate iberiche a Ceuta, territorio nordafricano. No grazie, e se ne torna in Sud America, dove passa dal Nacional Montevideo ai brasiliani del Vasco da Gama, per concludere la carriera nel club uruguaiano del Fénix. Quando decide di porre fine al percorso da calciatore, Paco ha già cominciato a intraprendere il mestiere che nel calcio lo renderà famoso a livello globale.

 

Aiutare compagni a trovare club

 

Tutto nasce per caso e in un periodo che, dal suo punto di vista, pare poco propizio: un infortunio che lo mette a lungo fuori causa. Succede quando Paco milita nel Vasco da Gama e un suo amico e collega cerca sistemazione. Si tratta di Juan Ramón Carrasco Torres, che di Casal è stato compagno di squadra nelle file del Nacional. Nel 1982, Carrasco accetta di trasferirsi in Messico per giocare col Tecos di Guadalajara: ma la scelta si rivela infelice. Il calciatore vorrebbe tornare in patria e trova in Casal un insperato alleato. Grazie a lui riesce a strappare un ingaggio nella comune ex squadra, il Nacional.

Dunque, è in modo fortuito che il futuro super-agente scopre la vocazione per il lavoro da intermediario. La conferma giunge col trasferimento di un’altra gloria del calcio uruguaiano: Rodolfo Rodríguez, che viene spostato dal Nacional al Santos. Sicché, quando Paco decide di smettere con la carriera agonistica, la professione successiva è già ben avviata. Con ottima capacità di muoversi lungo il vasto raggio dell’America Latina, come le prime transazioni intermediate stanno lì a dimostrare. Ma per quanto le prime prove di internazionalizzazione abbiano dato buoni risultati, Casal è consapevole che il miglior modo per costruire una posizione di forza sta nel radicarla in Uruguay.

 

Il padrone del mercato nazionale

 

Calcisticamente l’Uruguay è un Paese peculiare. Nonostante la popolazione non raggiunga i 3,5 milioni di abitanti, la sua scuola calcistica è fra le più competitive del continente. Quel bacino di talento diventa il terreno di caccia di Paco Casal, che rapidamente diventa il padrone del mercato nazionale. Un mercato tradizionalmente orientato all’esportazione. A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, e per una lunga fase a seguire, i più importanti trasferimenti dall’Uruguay verso l’estero sono orchestrati da lui. Fra gli altri vengono ricordati Enzo Francescoli, Carlos Aguilera, Rubén Sosa, Nelson Gutiérrez, Cristián Rodríguez.

La lista è lunga e permette a Casal di costruirsi la fama del grande esportatore del talento calcistico uruguaiano. Visto da Montevideo, è lui che crea carriere internazionali per giocatori che, altrimenti, rimarrebbero confinati nel minuscolo cabotaggio del calcio uruguaiano. Una versione che un po’ corrisponde alla realtà e un po’ è enfatizzata. Cionondimeno, quando c’è da dimostrare chi comandi nel calcio nazionale ecco che Paco manda un messaggio chiaro. Per esempio, quando nel 1991 la federcalcio uruguaiana (AUF) affida la panchina della nazionale a Luis Cubilla, che del super-agente è nemico dichiarato. Per tutta risposta, i calciatori gestiti da Casal – cioè tutti quelli impegnati all’estero – rifiutano di rispondere alle convocazioni. Risultato: in occasione della Coppa America di quell’anno la nazionale uruguaiana viene eliminata al primo turno, senza riuscire a vincere una partita.

 

Imprenditore televisivo

 

Quella è già una fase in cui Paco Casal intravede un altro, gigantesco business: del resto, è sua abitudine fare lo step successivo quando ancora è pienamente radicato nell’antecedente. Il business in questione è quello dei diritti audiovisivi sul calcio e sugli altri sport principali. Il progetto giunge a maturazione nel 1998, quando viene fondata Tenfield. In questa avventura imprenditoriale Casal coinvolge alcuni fra i suoi ex assistiti, che dopo la carriera agonistica decidono di continuare ad affidarsi a lui: Enzo Francescoli e Nelson Gutiérrez. La corposa disponibilità economica costruita grazie al mercato di trasferimenti di calciatori consente al nuovo soggetto televisivo di conquistare senza difficoltà alcuna il fragile mercato nazionale dei diritti televisivi. I cinquanta milioni di dollari versati per l’esclusiva decennale dei diritti sul campionato nazionale consentono all’AUF di tamponare una grave crisi finanziaria.

È questa la base per lanciare le successive espansioni di Tenfield come soggetto mediatico internazionale. Mentre continua a consolidare la presa sul mercato domestico, Tenfield allarga il raggio del business mondiale. Col marchio GolTV si espande dapprima lungo il territorio di entrambe le Americhe, poi parte alla conquista dell’Europa.

Il grande successo da imprenditore televisivo induce Paco Casal ad allentare la presa sul mercato dei calciatori, che infatti vede emergere in Uruguay nuove figure di intermediari.

Ma alla lunga la posizione dominante nel mercato dell’audiovisivo incontra opposizioni. Come succede adesso, dopo la scadenza (nel 2025) del contratto con l’AUF. Il nuovo presidente della federazione uruguaiana è Ignacio Alonso, un rampante che non ha intenzione di lasciarsi intimidire dai poteri consolidati. Alonso ritiene che il calcio uruguaiano valga più di quanto è stato pagato fin qui. Che poi significa “più di quanto lo ha pagato Paco Casal”. Per questo ha aperto il mercato, procedendo per spacchettamento del prodotto e fissazione di aste.

Per il super-agente, monopolista nato, significa conoscere la concorrenza. Qualcosa di alieno. Tempi improvvisamente duri per lui. Che però non molla e prova a rilanciare. Partita aperta, almeno stavolta.

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

Allarme, mi si sono ristretti i gol

Rispetto allo scorso campionato mancano 51 reti: 922, erano 973. E il capocannoniere per la prima volta dal 2005 resta sotto quota 20 - L'articolo è uscito sull'edizione cartacea di Luglio 2026

Come è cambiato il calcio: 5 chiavi di lettura fondamentali

Come il gioco più amato del mondo ha cambiato volto attraverso i decenni