Temi caldi
La promessa di Gonçalo Ramos
I 70 milioni spesi dal Milan, la telefonata di Amorim, i 13 trofei con Benfica e Psg, il ruolo di Jorge Mendes, San Siro e la maledizione del 9

Stefano Chioffi
Pubblicato il 18 luglio 2026, 12:00
* Olhão non è una cartolina per turisti. Non ha le scogliere di Albufeira, né il trucco pesante delle spiagge da brochure. Ha il colore dei pescherecci, delle reti e dei gabbiani. È un alveare di case bianche e piatte. I tetti li chiamano açoteias: terrazze dove i padroni sono il vento e la salsedine. Qui è cresciuto Gonçalo Ramos, il nuovo centravanti da settanta milioni del Milan. L’ha scelto Ruben Amorim, che aveva fatto scuola con il suo 3-4-2-1 nello Sporting Lisbona, rovesciando il duopolio del Benfica e del Porto, ma che ora si presenta a San Siro con un compito: cancellare l’esonero rimediato nel Manchester United, tra liti e incomprensioni con la famiglia Glazer, i consulenti di Ineos e l’amministratore delegato Omar Berrada. Old Trafford è stato il suo teatro degli incubi: uno stadio rimasto fermo al 2013, all’ultimo trionfo in Premier League firmato da Alex Ferguson, il tredicesimo di una collezione che comprende trentotto trofei con i Red Devils. Gonçalo Ramos è un nome suggerito dal tecnico di Lisbona. È l’acquisto più oneroso nella storia del club rossonero. La risposta di Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic dopo la mancata qualificazione in Champions League e l’azzeramento di tutto il gruppo di lavoro: da Massimiliano Allegri al ds Igli Tare, dal ceo Giorgio Furlani a Geoffrey Moncada, responsabile dello scouting. Un Milan ridisegnato con Ruben Amorim: affidato alla gestione finanziaria di Calvelli e a uno staff di mercato governato da Almstadt e Gardiner.
Il padre Manuel
Chi passeggia lungo l’Avenida 5 de Outubro, arriva a due grandi mercati coperti da mattoni rossi. Lì dentro, tra i banchi di polpi e branzini, si trovano anche le maglie e i poster di Gonçalo Ramos, l’ambasciatore di una località dell’Algarve che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Papà Manuel faceva l’ala destra. Correva sulla linea di gesso del campo dell’Olhanense, sognando una grande notte che la vita non gli ha mai consegnato. Gonçalo ha trascorso l’infanzia respirando il silenzio della Ria Formosa, una laguna di canali che cambia forma a ogni marea. È un luogo strano, la Ria. Insegna ad aspettare il momento giusto. È così che Ramos ha costruito, con la pazienza geometrica dei pescatori di Olhão, il suo percorso. Velocità, potenza, un metro e 85, destro naturale. È gestito dalla Gestifute di Jorge Mendes. Tredici trofei con il Benfica e il Paris Saint-Germain. La Nations League vinta come jolly nel Portogallo. Due Champions League festeggiate con Luis Enrique, un rapporto scandito da silenzi e rinunce, perché il mago di Gijon ha sempre dimostrato un’adulazione per il falso nove. Una carriera da 86 gol: 45 nel club dello sceicco e 41 nel vecchio regno di Eusebio e Béla Guttmann. Dieci le reti in nazionale: dall’esordio con il ct Fernando Santos al Mondiale con Roberto Martinez. A Olhão era stato soprannominato "O Feiticeiro", lo Stregone. In quelle piazze pavimentate con la classica calçada portuguesa, bianca e nera, il pallone sembrava obbedirgli. Aveva già capito che il calcio è un gioco di spazi da riempire, un po’ come le scatole di tonno che per un secolo hanno fatto la ricchezza delle fabbriche di conserve della sua città. Gonçalo Ramos, all’inizio, veniva impiegato nel ruolo di mezzala o trequartista. Ha cominciato a giocare nelle scuole calcio del CB Loulé e dell’Olhanense. La nonna materna lo coccolava con lo “xarém com conquilhas”, polenta e vongole, che è ancora adesso il suo piatto preferito insieme con la “cataplana”, carne e frutti di mare.
Il campus a Seixal
La mappa del tesoro si materializza nel 2013, quando trasloca nella cattedrale laica del Benfica. Vive nella forestiera del Caixa Futebol Campus, a Seixal, sulla sponda sud del fiume Tago. Ottantasei camere che ospitano i giovani della Formação. Nove campi, palestre, strutture mediche. Dopo ogni allenamento pulisce gli scarpini con uno spazzolino da denti, come gli aveva insegnato il papà. Il primo dicembre del 2019 debutta nel Benfica B di Renato Paiva e segna contro il Mafra. In quella stagione Ramos tiene una media da applausi: 40 reti in 24 partite, vince la Youth League da capocannoniere. Il 21 luglio del 2021, in uno stadio semivuoto per il Covid, Lucas Verissimo decide di lanciarlo in Primeira Liga. Mancano cinque minuti alla fine, Ramos entra al posto di Pizzi durante la gara con il Desportivo Aves. Colpisce due volte (4-0), ma è solo l’antipasto. L’anno dopo è quello della semina silenziosa: 8 gol tra campionato e coppe. Poi, nell’estate del 2022, Darwin Núñez vola a Liverpool, lasciando una maglia numero nove che pesa come un’armatura medievale. Il tedesco Roger Schmidt, nuovo architetto della panchina, non ha dubbi: il centravanti è Ramos. Il 2 agosto, nel preliminare di Champions League contro il Midtjylland, Gonçalo realizza una tripletta. Tra ottobre e novembre si prende il palco: cinque gol in cinque partite e due nomination consecutive come “jogador do mês”. Il 15 gennaio del 2023 si gioca il derby di Lisbona e Ramos inventa una doppietta. Ha 21 anni e 183 giorni. Il 2 aprile fa la differenza nella sfida contro il Rio Ave e tocca quota 25 gol. Diventa il più giovane di sempre a riuscirci con la maglia del Benfica, strappando il record al mitico Eusebio, che lo deteneva dal 1962-1963. La chiusura del cerchio è un trionfo: 19 reti in campionato e 27 totali.
La Torre Eiffel
Il 7 agosto del 2023, per strappare Gonçalo Ramos al presidente Manuel Rui Costa, il Paris Saint-Germain si presenta con la postura del compratore che fa saltare il banco, imbastendo un affare da 65 milioni fissi più 15 di bonus. Trattativa lunga e complessa, impostata già diversi mesi prima, quando l’allenatore era Christophe Galtier, sostituito poi in estate da Luis Enrique. Il palcoscenico del Parco dei Principi si apre cinque giorni più tardi, il 12 agosto, contro il Lorient: uno 0-0 quasi inevitabile per una squadra e un centravanti che devono ancora memorizzare gli schemi di Lucho. Ma l’autunno parigino porta con sé il profumo delle grandi serate: il 24 settembre, contro il Marsiglia, Ramos si presenta con una doppietta. Il primo capitolo sotto la Torre Eiffel scivola via con la conquista della Ligue 1 e della Coppa di Francia. La seconda stagione, quella della possibile consacrazione, comincia con un infortunio alla caviglia sinistra contro il Le Havre: frattura, quattro mesi fuori, si opera a Doha. Il 10 dicembre del 2024 rientra e mette il timbro in Champions League: 3-0 al Salisburgo. È la scintilla che riaccende il fuoco. Cinque giorni dopo si sblocca anche in Ligue 1 contro l’Olympique Lione. Il 10 maggio del 2025, contro il Montpellier, Ramos confeziona la prima tripletta parigina (4-1). Arriva il secondo trionfo in Ligue 1, seguito dalla Coppa di Francia sollevata dopo un 3-0 al Reims. Ma il vero spettacolo è la finale di Champions League a Monaco di Baviera: lezione all’Inter, 5-0 a Simone Inzaghi, il Triplete e il giro per gli Champs-Élysées sul pullman scoperto. Oltre 3 miliardi di euro complessivi immessi nel club, di cui circa 2,4 miliardi spesi esclusivamente per i cartellini dei calciatori. È questa la cicloplica contabilità dell’era di Nasser Al-Khelaifi nel Paris Saint-Germain, iniziata nel maggio 2011 con l’avvento della QSI (Qatar Sports Investments).
Il contratto
Con il Milan ha firmato un contratto fino al 2031. Ingaggio da sette milioni e visite sostenute negli Stati Uniti, mentre era in ritiro con il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Festeggia i gol mimando i pistoleri dei film western. Il 25 luglio si sposerà con Margarida Amaral Domingues, modella e influencer: hanno un figlio (Bernardo) di tredici mesi. Nell’ultima stagione Gonçalo Ramos ha dovuto ancora digerire il turnover e le gerarchie di Luis Enrique. Dodici gol in quarantacinque presenze. La meraviglia di un’altra Champions League, la seconda di fila, dopo i rigori contro l’Arsenal di Mikel Arteta: un double che in Europa mancava dal periodo del Real Madrid di Zinedine Zidane, capace di centrare l’obiettivo addirittura per tre volte tra il 2016 e il 2018. Tutto qui? No, questo successo è stato la torta con panna e fragole. Un anno di dominio, quello del Psg, in grado di conquistare anche la Ligue 1, la Supercoppa Europea e la Supercoppa di Francia. Nel Milan lo aspetta la maglia numero 9, diventata quasi una maledizione dai tempi di Pippo Inzaghi. Un fascino che scotta. In tanti hanno faticato a sostenerne peso e responsabilità: da Fernando Torres a Luiz Adriano, da André Silva a Gonzalo Higuaín, da Piatek a Mandžukić, da Gimenez a Füllkrug. L’unico a non farsi schiacciare è stato Olivier Giroud. Ora ci pensa Gonçalo Ramos, che da ragazzino veniva chiamato "O Feiticeiro", lo Stregone.
*tratto dal numero di agosto del Guerin Sportivo
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