Riganò, un mattone dopo l'altro

L'attaccante nato a Lipari dominò nelle categorie inferiori prima di passare tra i grandi diventando decisivo nonostante un'età non più giovanissima

Riganò, un mattone dopo l'altro

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 25 maggio 2024, 07:01 (Aggiornato il 25 maggio 2024, 12:30)

Il calcio per Christian Riganò è stata una parentesi, alla fine, nella sua carriera da muratore. Semi-professionista nelle categorie inferiori perché per il resto c'era da andare in cantiere, di nuovo a rompersi la schiena dopo aver smesso di giocare e soprattutto di segnare. Anche per questo l'attaccante nato a Lipari è diventato un idolo a ogni latitudine dimostrando che se si ha il gol nel sangue non c'è ostacolo che tenga.

Riganò dalla C-2 alla A in due anni

Nel 2002 Riganò ha 28 anni e non ha mai giocato a un livello più alto della C-1. Certo, è il terrore delle difese nelle categorie inferiori, soprattutto quelle del sud. La scalata comunque è stata impressionante, dal Lipari al Taranto, dove arriva a segnare 27 gol in un campionato. Nulla sembra poter scalzare Christian da una carriera da dominatore delle "minors", fino a quando non arriva la chiamata della Florentia Viola, l'ormai ex Fiorentina che, fallita, ha cambiato nome e proprietari.

I toscani non hanno tempo da perdere, sono precipitati in C-2 e hanno bisogno di uno che segni a raffica senza star lì tanto a pensarci: Riganò come Giulio Cesare viene, vede e vince, naturalmente a suon di gol, 30 in 32 partite. Promozione in C-1, o ancora meglio, direttamente in B per via del caso-Catania che rimescola quasi tutti i campionati.

Eppure Riganò non avverte il balzo di categoria, del resto come da striscione "Dio perdona, Riga-nò". Prima volta in B? E che problema c'è? Altri 22 gol e l'ex Florentia Viola tornata Fiorentina rivede la Serie A dopo un drammatico spareggio con il Perugia.

Messina, la seconda casa

Debuttante ultra-trentenne in Serie A, una specie di nuovo Dario Hubner: Riganò si ritrova a Empoli, sempre in zona, ma non riesce a trovare la via della rete come prima.

Tutto d'un tratto è come se la lunga rincorsa gli avesse succhiato le energie. E se la massima categoria fosse davvero troppo per lui? Ma c'è un'ancora di speranza, tornare a casa, o comunque verso: a Messina, dove già aveva giocato nelle "minors" e che ora è una realtà in Serie A, dopo un paio di salvezze miracolose.

La squadra non è che stia smobilitando nel 2006, ma quasi. Finirà retrocessa, è vero, ma Riganò riesce a segnare ben 19 gol. In quel campionato è il terzo miglior realizzatore dietro a Totti e Lucarelli, un podio tutto italiano di capocannonieri.

E se per anni abbiamo celebrato uno come Protti, retrocesso con il Bari pur da capocannoniere (anno 1996), anche questo piccolo traguardo fa di Riganò un attaccante assolutamente leggendario. Fino a quando il fisico ha retto, Riga-gol è stato una minaccia continua per i difensori, anche quelli più smaliziati.

Il finale di carriera procede tra tappe "assurde" come il Levante in Spagna e un ritorno in Toscana, al Siena. Prima del ritorno, chissà inevitabile, al vecchio lavoro, come se nulla fosse cambiato. I gol tipo mattoni, un muro di mattoni, uno sopra l'altro, per costruire un mito. 

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