Giochiamo Roma-Como

Dal 1981 al 2025 si sono affrontati “maestri” del calcio giochista (come Liedholm ed Eriksson) e italianisti convinti (Capello, Mondonico e Bianchi): oggi è Gasperini contro Fabregas
Giochiamo Roma-Como

Paolo Valenti/EdipressPaolo Valenti/Edipress

Pubblicato il 15 dicembre 2025, 17:14

Ci sono diversi modi per inquadrare la storia di Roma-Como degli ultimi quarant’anni o giù di lì. Uno di questi induce a dare uno sguardo agli allenatori che, dalle panchine, sono stati protagonisti all’Olimpico.

 

I favolosi Ottanta

Nel primo degli incontri che si è tenuto negli anni Ottanta, a fronteggiarsi furono Nils Liedholm e Pippo Marchioro: era l’8 febbraio del 1981 e la Roma veleggiava in vetta alla classifica all’inseguimento del sogno scudetto mentre i lariani stavano disputando una dignitosa stagione che si sarebbe conclusa con una salvezza guadagnata in extremis. Del Barone svedese si sa tutto: in quel secondo anno della sua seconda esperienza in giallorosso puntava in alto, volendo far maturare una squadra che giocava a zona, teneva il possesso del pallone e cercava lo spettacolo attraverso la qualità dei suoi giocatori. Marchioro, che di Liedholm era un allievo, essendone stato vice più di una decina di anni prima ai tempi del Monza, dal tecnico svedese aveva mutuato alcuni principi sui quali innestava un’impronta soggettiva, quella che spingeva le sue squadre ad accelerare i ritmi e ad applicare un calcio tra linee strette, pressing e, appena possibile, verticalità. Un gioco più europeo, quando non, addirittura, socialista «nel senso sportivo e agonistico. Non mi piacciono le squadre anarchiche, sperequate, esigo il gioco collettivo e la collaborazione». Queste le sue parole ai tempi in cui, nella stagione 1976-77, fece il grande salto sulla panchina del Milan dove, però, bruciò le sue ambizioni di alto livello. A Como approda nell’estate del 1978 quando la squadra è in C1. Dopo due anni si ritrova in serie A, grazie a due promozioni consecutive. Quell’8 febbraio, all’Olimpico, finisce 1-1: la Roma fatica, va in svantaggio e riesce a recuperare il risultato solo grazie a un rigore del bomber Pruzzo. Ma il Como di Marchioro fa una figura egregia. Dieci mesi più tardi, la situazione è cambiata. È la dodicesima giornata del campionato che porterà al mundial di Spagna e la Roma è ancora in lotta per il titolo. I lariani, invece, annaspano nei bassifondi della classifica con l’incubo della retrocessione ad attanagliarli. Il loro gioco ne risente: al termine di un match passato solo a difendersi, i falli collezionati dalla squadra di Marchioro saranno trentadue. Insufficienti a fermare una Roma comunque non eccelsa, che si aggrappa ancora una volta a Pruzzo (doppietta) per sigillare un buon 2-0. È una delle ultime partite del tecnico sulla panchina del Como: alla tredicesima giornata verrà esonerato. Mossa che non basterà alla squadra a evitare la retrocessione.

 

Calcio europeo vs all’italiana

Bisogna aspettare due stagioni per rivedere i lariani in serie A. Roma-Como torna a giocarsi il 23 settembre 1984, quando i volti degli allenatori che impartiscono schemi e nozioni tattiche all’Olimpico sono cambiati. I giallorossi sono entrati in una fase di transizione: terminato con la dolorosa sconfitta in finale di Coppa dei Campioni il secondo ciclo di Liedholm nella Capitale, alla guida della squadra è stato chiamato Sven-Goran Eriksson, giovane emergente che fa praticare un calcio diametralmente opposto a quello del Barone, fatto di velocità, verticalità e pressing. Unico denominatore comune tra i due, oltre al passaporto svedese, il ricorso alla zona. Il Como, tornato in serie A con Tarcisio Burgnich, ha deciso di affidarsi ad Ottavio Bianchi per affrontare la nuova stagione. La rosa messa a sua disposizione è discreta, annoverando giocatori come Giuliani, Tempestilli, Fusi, Matteoli, Hansi Mueller e Corneliusson.  Dopo aver assaggiato la serie A ad Avellino nella stagione precedente, per Bianchi Como è un’occasione da non perdere per lanciarsi nel calcio che conta. Tecnico pragmatico, votato all’essenzialità e all’efficacia della manovra, pratica un gioco classico basato su una buona fase difensiva e la capacità di ottimizzare le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Quel 23 settembre 1984 all’Olimpico impone alla Roma un pareggio (1-1) che lascia ai giallorossi l’amaro in bocca. La tradizione dei tecnici di scuola italiana a Como prosegue con Rino Marchesi ed Emiliano Mondonico, capaci anch’essi, come Bianchi, di bloccare la Roma sul pareggio interno nelle due stagioni seguenti. Marchesi, elegante nei modi, firma lo 0-0 del 22 dicembre 1985; Mondonico, caratterialmente più esuberante, replica lo stesso risultato nella giornata d’esordio della stagione 1986-87, preludio di un campionato che per la Roma terminerà in malo modo e per Eriksson sarà l’ultimo alla corte di Dino Viola, che l’anno successivo opera la restaurazione. Per ritrovare risultati e armonia di spogliatoio, richiama Nils Liedholm, con il quale i giallorossi tornano a vincere gli incontri casalinghi contro il Como, sulla cui panchina siede uno spirito libero come Aldo Agroppi, il 1° novembre 1987. È un 3-1 facile, che lascia i lariani sul fondo della classifica e contribuisce a determinare l’esonero, di lì a qualche settimana, del tecnico toscano. L’anno successivo (11 dicembre 1988) c’è ancora Liedholm, c’è ancora una vittoria della Roma (1-0) e c’è il ritorno di Rino Marchesi dopo l’insoddisfacente biennio alla Juventus.

 

Il XXI secolo

Gli ultimi precedenti tra i due club sono terminati entrambi 2-1: il primo risale al 6 novembre 2002, quando un collaudatissimo Fabio Capello seppe imporre la legge dell’Olimpico a Loris Dominissini, allenatore che, come Marchioro in precedenza, era stato capace di portare il Como dalla C1 alla massima serie in due anni. Il più recente è dello scorso 2 marzo: un’affermazione non senza patemi per i ragazzi guidati da Claudio Ranieri, ormai decano dei tecnici italiani alla sua ultima stagione in panchina, che riuscì a imporsi all’emergente Cesc Fabregas, per il quale, oggi, si prospetta un futuro dai contorni radiosi. ©riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

Alessandro Del Piero e il gol che lo rese eterno nella storia della Juventus

Una rete contro la Fiorentina, un record storico e la nascita di un’icona bianconera

Davide Pellegrini, da Antognoni a Verona

Il centrocampista nato a Varese ha trovato all'Hellas la sua seconda casa: buona anche la sua esperienza alla Fiorentina dove sarebbe potuto diventare l'erede del numeor 10