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Paulo Futre, un'esplosione di tecnica e classe

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 27 febbraio 2026, 18:51
Dopo Eusebio e prima della generazione dorata dei vari Figo, Rui Costa e in seguito Cristiano Ronaldo, il calcio portoghese è stato soprattutto Paulo Futre. Attaccante in grado di fare tutto, dotato di una tecnica sopraffina, ha vinto la Coppa Campioni con il Porto e a fine carriera lo abbiamo visto anche in Italia, seppur per un momento fugace.

Secondo nel Pallone d'Oro
Un predestinato, Paulo Futre: a 17 anni, nel 1983, è già nel giro della nazionale. Ma non dell'under-21, di quella maggiore: il debutto in Finlandia per una partita di qualificazione all'Europeo 1984, in cui non è nemmeno maggiorenne. Periodo contraddittorio quello per il Portogallo, senza più un Mondiale dall'epoca di Eusebio, dal 1966, e in difficoltà pure a livello continentale con la felice eccezione, appunto, della semifinale raggiunta a Euro '84 (ma senza Futre presente). Certo, uno così non si era mai visto, un'ala sinistra velocissima e imprendibile, debuttante tra i pro con lo Sporting e subito nel mirino del Porto, che lo trasforma in stella assoluta nonostante la giovanissima età. Il risultato è strabiliante, i Dragoes vincono due campionati e soprattutto la Coppa Campioni del 1987, battendo in finale il Bayern Monaco 2-1 con il celebre gol di Madjer di tacco, il "Tacco di Allah". Futre naturalmente è titolare, maglia numero 10, spreca qualche occasione ma è un mal di testa costante per i bavaresi.

In generale non può che salire sul carro degli eroi del Porto, alla prima vittoria nel massimo trofeo continentale, iscrivendosi nell'albo d'oro come seconda squadra portoghese dopo il Benfica. Nel 1987 è anche secondo nella classifica del Pallone d'Oro dietro a Ruud Gullit. Anche qui, dopo i tempi di Eusebio un gran periodo di magra rotto da questa squadra in cui la stella assoluta è Futre, che però ha steccato clamorosamente il primo grande appuntamento con la nazionale, il Mondiale del 1986 in cui arriva un'imbarazzante eliminazione al Mondiale in Messico senza vincere una partita. E il Portogallo al Mondiale ci tornerà solo nel 2002, quando Futre sarà già ritirato. Dopo il successo in Coppa Campioni con il Porto comunque ecco l'Atletico Madrid del vulcanico presidente Jesus Gil, che ne fa il suo figlioccio, disposto ad accettare tutti i suoi capricci. Il bilancio del portoghese nella capitale spagnola in compenso sarà abbastanza magro: due Coppe del Re, in cinque anni e mezzo.

Meteora in Italia
C'è stato un periodo tuttavia in cui Futre è stato un giocatore del campionato italiano, in un'operazione degna di quella di Zico all'Udinese del 1984: nel suo caso, alla Reggiana, tra il 1993 e il 1995. Mercato autunnale e in Emilia arriva il portoghese dall'Olympique Marsiglia, questo anche per ricordare cos'era la Serie A tanti anni fa. Debutto contro la Cremonese, 21 novembre 1993, ed è subito gol, strepitoso, portando a spasso la difesa grigiorossa. Pochi minuti dopo un'entrataccia di Pedroni gli provoca un infortunio gravissimo, il ginocchio finisce ko e Futre lo si rivede quasi un anno dopo. Gioca a scartamento ridotto ormai, sempre in A, ma ad alti livelli non è più proponibile. Incredibilmente va al Milan, ma è ancora totalmente fuori condizione e la rosa di Fabio Capello ha sufficienti alternative: tecnicamente timbra un gettone nell'anno dello scudetto del 1996, da super-comprimario. Ha appena 30 anni, ma sembra già un ex. West Ham, un pallido ritorno all'Atletico Madrid e una malinconica chiusura in Giappone sono le sue ultime tappe. Diventerà dirigente dell'Atletico Madrid e confidente di numerosi connazionali, tra cui Figo, considerato per certi aspetti un suo erede, anche se meno veloce e più strutturato fisicamente. Sarà Futre infatti uno dei personaggi-chiave dell'approdo del giocatore del Barcellona al Real Madrid, nel 2000. Come giocava, però, questo, esterno offensivo con pochissima voglia di coprire, fatto e finito per il 4-3-3, frizzante e sempre pronto a regalare il numero al grande pubblico, non solo fine a se stesso.
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