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Omam-Biyik e Camerun-Argentina: la prima favola di Italia ’90

Tommaso Guaita/Edipress
Pubblicato il 20 maggio 2026, 18:41
L'8 giugno, alla cerimonia di apertura dei Mondiali di Italia '90, San Siro non registra il tutto esaurito. Migliaia di seggiolini sono rimasti invenduti e quando cominciano a risuonare le prime note di Un'estate italiana elettroniche composte dall'eterno Giorgio Moroder, i milioni collegati da tutto il mondo osservano l'insolito spettacolo dell'evento clou dello sport parzialmente snobbato dal pubblico dal vivo. Oltre all'esibizione in playback di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, alla coreografia con i palloni giganti che si aprono a centrocampo e alle modelle in abiti attillatissimi nei colori dei continenti, dal punto di vista strettamente calcistico la partita inaugurale non sembra promettere molto.

La cerimonia d’apertura di Italia ’90 tra moda e spettacolo
Sfilano le indossatrici in rosso Valentino, rappresentanti delle Americhe, poi le africane in abiti a righe di Missoni. Quindi le asiatiche vestite in giallo da Mila Schön e le “verdissime” europee di Ferrè. Volano i palloncini nel cielo di Milano, i tabelloni dello stadio si animano con il Va pensiero diretto dal Maestro Muti e poi, dopo la sfilata della banda dell'Esercito Italiano, Bruno Pizzul annuncia sulla Rai l'inizio di Argentina-Camerun: per Maradona, fischiatissimo dal pubblico milanese, e compagni dovrebbe essere una passeggiata. La partita, come molte di quel torneo, difetta di un eccesso di tatticismi e la noia sembra farla da padrona, ma il giugno milanese è animato dalla prima, enorme sorpresa del torneo: la vittoria degli Leoni Indomabili, campioni d'Africa 1988. Ci sono alcuni giocatori identificati a vita per la loro abilità nel colpo di testa: il “Mostro” Hrubesch, l'ex Milan e Udinese Oliver Bierhoff, il cileno Iván Zamorano, Miro Klose o Peter Crouch. Ma nessuno come François Omam-Biyik è stato ricordato e celebrato soprattutto per un singolo colpo di testa: quello con cui ha segnato il decisivo 1-0 contro Maradona, altro che mano di Dio. Un gesto che ricorda Pelè che salta in testa a Burgnich o Cristiano Ronaldo che vola sopra i difensori della Sampdoria, anche se a differenza dei nomi citati, Biyik non entrerà mai nel dibattito sui "GOAT". Omam-Biyik è il semisconosciuto centravanti del Laval, ha uno spazio tra gli incisivi grande così per un dente saltato via in un'azione di gioco e, alla conferenza stampa post partita, si presenta con la cravatta annodata sopra la polo e con un panama bianco calato sugli occhi. È lungo lungo e flessuoso come un giunco, “una scultura di Giacometti” lo definisce Luca Valdiserri. È raggiante: ha appena saltato sopra la testa di Néstor Sensini, difensore allora in forza all'Udinese e futuro pilastro del Parma, lasciando a bocca aperta il centrale Juan Simón, spettatore non pagante della scena.

Come nacque il gol storico del Camerun contro l’Argentina
Il Camerun, rimasto in dieci da pochi minuti (espulso Kana-Biyik, fratello di François), batte una punizione sporca da sinistra. batte una punizione sporca da sinistra. La palla, calciata bassa, viene impennata involontariamente da un rimpallo su Cyrille Makanaky. Biyik la segue, fa un terzo tempo e prende l'ascensore, salendo altissimo ma schiacciando di testa piano piano verso il centro della porta. Per Pumpido, il numero uno albiceleste,sembra un intervento di routine, ma preso in controtempo o forse accecato da quel volo ad altezze celestiali, si lascia sfuggire il pallone in modo maldestro. Per Omam-Biyik è il momento culminante della carriera e l'esultanza sfrenata con cui festeggia ne è la dimostrazione plastica. Il gol è per suo figlio piccolo, Jean Arnaud: “Il presidente Biya (tuttora in carica dal 1982, N.d.R.), a cui lo avevo dedicato, capirà di sicuro”, dichiarerà con un sorriso.
Omam-Biyik, il centravanti diventato leggenda con un solo salto
La sua carriera lo porterà al Rennes, al Cannes, all'Olympique Marsiglia (per una sola gara), poi al Lens e in Messico. In Italia lo vedremo alla Sampdoria nel 1998 quando, ormai trentaduenne e senza più l'elasticità di un tempo, disputerà appena sei partite senza segnare. Farà però in tempo a calcare nuovamente il prato di San Siro contro l'Inter, prima di chiudere la carriera tra Messico e Francia. In nazionale segna 27 gol in 77 presenze e fa in tempo a disputare anche il Mondiale di Usa '94, segnando di nuovo all'esordio dei suoi nel 2-2 con la Svezia, e quello di Francia '98. Tutto ciò che sale, come dice il saggio, prima o poi è destinato a cadere, ma il volo di Omam-Biyik rimarrà per sempre impresso nella memoria collettiva. Anche se a San Siro, quel giorno, c’era qualche spazio vuoto di troppo.
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